«Curati da un algoritmo. Uno per uno...»

La responsabile Health Care di Ibm: «Il futuro sono le terapie personalizzate»

Daniela Scaramuccia è la Director Health Care e Life Science di Ibm. Traducendo è la persona che si sta occupando del futuro della tecnologia al servizio della nostra salute e il primo obbiettivo - spiega - è «migliorare la nostra vita nella maniera più rapida possibile, grazie a strumenti che diano suggerimenti appropriati facendo risparmiare tempo. Che, si sa, nel campo medico è prezioso». Grazie a strumenti come Watson, in pratica.

Si può dire che ormai esista una sorta di collaborazione tra intelligenze?

«Certo, è sicuramente così. Sistemi e algoritmi servono a stimolare il cervello umano e non a sopraffarlo. A guarire l'uomo, non a sostituirlo».

Quali sono i progressi più evidenti fatti con Watson?

«Sicuramente la comprensione del linguaggio naturale: la macchina ora è capace di capire le sfumature di certe parole, come sono state dette, in quale lingua, perfino se una frase ha un'accezione positiva o negativa a seconda del contesto. A questo punto è come parlare tra persone».

Come parlare tra colleghi...

«Quasi, non bisogna dimenticare che Watson in questo caso è un soltanto assistente. Evoluto ma sempre di supporto. Un altro grande risultato è che riconosce le immagini: pensi all'importanza della velocità nella lettura dei vetrini con campioni infinitesimali di tessuti».

Siamo nel campo della medicina personalizzata.

«È quello uno dei punti di arrivo: poter decidere cure ad hoc per ogni paziente».

Una soluzione affascinante.

«Soprattutto perché vuol dire mettere a disposizione di tutti le stesse conoscenze. È una sorta di equità di accesso alle cure».

Qualcuno vede anche l'arrivo di medici robot...

«È un errore pensare a degli umanoidi artificiali negli ospedali o negli studi medici. E comunque Watson non è certo uno di loro: è e resta una macchina, capace di scovare correlazioni tra vari elementi per aiutare l'industria farmaceutica o di mettere a disposizione strumenti per la cura in tempi velocissimi. Questi sì, maggiori di quelli umani».

E in futuro?

«Il futuro è un aumento della medicina predittiva grazie agli studi sul genoma di ognuno di noi per andare oltre la patologia. Ed anche il fatto che Watson magari non ci sarà più: avrà sicuramente un figlio più intelligente di lui. Per fortuna nostra».

MLomb