Cure biotecnologiche per combattere i deficit immunitari

Gianni Mozzo

Nei primi giorni di ottobre verranno presentati a Salonicco i risultati d'una ricerca internazionale condotta su oltre cinquecento malati di sclerosi multipla in fase iniziale, una patologia che nel mondo colpisce due milioni e mezzo di persone. Questa malattia è provocata dalla infiammazione della guaina mielinica che permette alle cellule nervose di comunicare tra loro.
In Italia oltre 52mila persone, in gran parte giovani soffrono di sclerosi multipla e vedono peggiorare la loro qualità di vita. Si tratta infatti d'una malattia cronica contro la quale per il momento non esiste una cura definitiva. Oggi è possibile solo rallentare il suo decorso e rendere i sintomi meno gravi. Molte speranze sono legate ai risultati d’uno studio durato sedici anni che ha dimostrato l’elevata sicurezza d’impiego e la buona tollerabilità dell'interferone beta-1b (nome chimico: betaferon).
La ricerca ha accertato che il 50% dei pazienti trattati con betaferon ha mantenuto la capacità di camminare. Dei 234 pazienti presi in esame 200 hanno inoltre conservato una buona qualità di vita dopo sedici anni di trattamento. Lo scienziato tedesco Joachim Kapp, che dirige l'area di ricerca sul sistema nervoso centrale del Gruppo Schering di Berlino, ricorda che questi risultati su una esperienza a lungo termine sono rassicuranti. «Dobbiamo tuttavia ricordare ai medici di tutto il mondo che bisogna iniziare a trattare la malattia il più presto possibile se si vuole ottenere risultati positivi».
Il dottor Stefano Collatina, responsabile dell’area Betaferon-interferone di Schering Italia, afferma che dobbiamo all’ingegneria genetica la produzione dell'interferone beta-1b. «Questo interferone - prosegue - ha funzioni inibitorie e funzioni di stimolo. Inibisce infatti la produzione dei mediatori dell’infiammazione che danneggiano la guaina mielinica e stimolano la produzione di sostanze attive». La neurologia ricorda, ha conosciuto negli ultimi dieci anni un periodo eccezionale che ha portato a grandi scoperte che hanno migliorato le terapie.
Gli studi su questa malattia si svolgono in tutto il mondo: a Londra i team di Miller e Polman, a Basilea il team di Kappos, in Germania Hartung e i suoi collaboratori. A questi studi l’Italia partecipa con alcuni tra i più importanti centri di ricerca.
Una ricercatrice universitaria, Elisabetta Verdun, ora in Schering, ricorda che «la rete del nostro cervello, cellule e filamenti, ha stretti collegamenti col sistema immunitario, ma non sappiamo ancora come agiscono i suoi componenti. Ci è difficile, quindi, controllarli».
La certezza è solo quella di rallentare, con il betaferon, la progressione della malattia, che colpisce le donne in percentuale doppia rispetto agli uomini e che, lentamente, riduce tutte le attività motorie. L’aspetto più preoccupante della sclerosi multipla è appunto la giovane età dei pazienti: sono colpiti soprattutto i soggetti tra i venti e i trenta anni. Fermare la disabilità e migliorare le condizioni di vita, ecco l’obiettivo dei ricercatori di tutto il mondo.
La Schering, come ha ricordato Sergio Liberatore, amministratore delegato della consociata italiana, è in controtendenza: nel 2004 ha registrato una crescita del 19,4%, con 26mila dipendenti ed un volume d’affari di 5 miliardi di euro. Il sistema nervoso centrale è tra le grandi aree di ricerca. Le altre sono: urologia, ginecologia, andrologia e oncologia. Questa società farmaceutica, con sede a Berlino da oltre un secolo, considera prioritaria la ricerca e nel 2004 vi ha investito oltre 920 milioni di euro.