Cure personalizzate per bloccare l’aggressività del tumore al colon

La «target therapy», ovvero il trattamento su misura in base alle caratteristiche delle cellule tumorali per migliorare l’efficacia delle cure e diminuire la tossicità per le cellule sane, è destinata a diventare l’approccio farmacologico ideale per la cura dei tumori del colon-retto. Se ne è discusso a Roma durante un incontro tra ricercatori e clinici al Senato teso a focalizzare la reale efficacia delle cure in base alla risposta dei pazienti. Particolare attenzione va prestata in questo senso al gene Kras, che quando mutato favorisce la replicazione incontrollata delle cellule tumorali, le aiuta a diventare “immortali”. Il gene Kras mutato influisce sull’efficacia di specifiche terapie biologiche, come quella a base di panitumumab e, di conseguenza, permette di selezionare i pazienti nei quali la terapia è davvero vantaggiosa. Oltre a puntare sulla diagnosi precoce, fondamentale per migliorare la prognosi del tumore del colon-retto, la scienza sta cercando nuove opportunità di cura per queste neoplasie. «La target therapy – ha ricordato il professor Paolo Marchetti – consente di agire sulle cellule che presentano sulla loro membrana recettori, come l’Epidermal Growth Factor (EGFr) oggi considerato un obiettivo per terapie mirate. Il suo riconoscimento e il conseguente utilizzo di farmaci consente di aumentare l’apoptosi, cioè il processo di suicidio che le cellule tendono a perdere, inibendo il ciclo di replicazione e bloccando la capacità di riprendersi dopo il trattamento chemioterapico».