Cursi «In alcuni ospedali ridotte le medicine ai pazienti con patologie reumatiche»

Senatore Cursi, molti pazienti affetti da gravi patologie reumatiche denunciano l’interruzione di cure per colpa della Regione.
«È una situazione gravissima. Da qualche mese in alcuni ospedali romani, come il S. Camillo o il S. Eugenio, che trattano la maggior parte dei pazienti colpiti da artrite reumatoide e altre gravi spondiloartropatie, vengono erogate ai cittadini dosi ridotte di medicinali rispetto a quelle stabilite dai protocolli scientifici. Credo che questo sia dovuto a esigenze di cassa dei direttori delle Asl che cercano di risparmiare sull’unica cosa su cui davvero non si dovrebbe economizzare».
Secondo lei non si deve tagliare la spesa farmaceutica?
«Non dico questo, ma la cura alla persona non può essere subordinata a considerazioni di natura economica quando c’è di mezzo la vita. Dirò di più. Curare in tempo un malato di artrite reumatoide vuol dire, assicurare un consistente futuro risparmio al servizio sanitario regionale».
Quindi tempestività e giuste cure coincidono con qualità della vita del paziente ed economicità per le casse della sanità?
«Proprio così. Recenti studi dimostrano che il corretto approccio alla patologia nei primi 6 mesi dall’insorgenza rende di fatto quasi nulli gli effetti collaterali causati dalla malattia. Dimostrano però che questo avviene solo nel 6% dei casi, mentre più del 41% dei casi viene riscontrato a ben 10 anni dall’inizio della malattia».
Con gravi conseguenze prima per la salute delle persone e poi per l’impatto economico della patologia.
«Il costo sanitario diretto a carico della collettività aumenta di quattro volte tra il primo stadio della malattia e quello più avanzato. A questo si devono aggiungere i costi indiretti, l’assistenza dei famigliari del malato e i costi previdenziali per l’invalidità».
Cosa si può fare per contenere i costi?
«Sarebbe necessaria una corsia preferenziale tra medico di famiglia e specialista reumatologo per evitare che passino mesi tra la prescrizione del medico di medicina generale e la visita con lo specialista, che può essere davvero provvidenziale. Il sistema Recup regionale potrebbe prevedere una clausola d’urgenza per il ricorso a visite specialistiche con il reumatologo».
Secondo lei c’è una sottovalutazione di queste patologie?
«Penso di sì. Un recente sondaggio rivela che il 93% dei cittadini considera più invalidante la sclerosi multipla rispetto all’artrite reumatoide, che invece può esserlo di più. Da questo è facile pensare che anche l’attenzione delle istituzioni può essere non adeguata a una malattia così aggressiva».
Il ruolo della Regione va rivisto?
«Sì e in fretta. Se si cercano economie, ed è giusto farle, si pensi a riorganizzare la rete assistenziale sanitaria attraverso opportune valutazioni costi-benefici che produrrebbero ben altri risultati».