Dagli assiri a Van Gogh. Benvenuti in Google Art: il museo dei musei

Oltre 350 collezioni e sei milioni di immagini ad alta risoluzione delle grandi opere dell'umanità. Un gigantesco catalogo che si sfoglia con un clic. Nuovi arrivati: i murales di Giardini Naxos

Alice Pasquini, "Di-Rotta" (part.), sulla facciata del Liceo "C. Caminiti" di Giardini Naxos

«Avranno avuto ottant'anni, mi hanno accerchiato con i cellulari in mano e volevano che scaricassi loro l'applicazione per rivedere ciò che gli avevo appena mostrato sul maxischermo». Il Google Cultural Institute è nato nel 2011: oggi ospita gratuitamente sulla sua piattaforma 6 milioni fra immagini, testi, video e testimonianze fornite da più di 700 partner in 60 Paesi. Eppure il successo si vede dalle piccole cose.

Per esempio, dalla conferenza stampa che Giuseppe Stagnitta, ideatore e curatore del Festival internazionale di Street Art «Emergence» organizza insieme all'amministrazione comunale per spiegare ai 9mila abitanti di Giardini Naxos, Messina, che i murales della loro città sono diventati una delle 357 collezioni del Google Art Project. Insieme ad altre 43 italiane e accanto a giganti come il Met di New York, gli Uffizi di Firenze e L'Hermitage di San Pietroburgo.

Perché se è vero che, con il festival, dal 2012 la cittadina si sta trasformando in un museo a cielo aperto, da marzo 2015, grazie a Google, è diventata accessibile e visitabile virtualmente da Reggio Emilia come da Sydney. Dal pc e, novità, anche dal cellulare. «Abbiamo dato ai nostri partner l'opportunità di crearsi gratuitamente un'applicazione Android per presentare mostre e collezioni anche da dispositivi mobili - spiega Amit Sood, direttore del Google Cultural Institute - e l'Italia è stata, insieme a Francia e Olanda, uno dei primi Paesi europei coinvolti in questo progetto pilota con cinque app. Si spazia dall'arte antica di Palazzo Madama a Torino fino alla Street Art di Giardini Naxos».

Sei mesi di lavoro insieme al team di Google, e il risultato è una carrellata di 55 fra riprese a 365 gradi, video e immagini in HD. E poi c'è «Di Rotta», il murales di Alice Pasquini caricato con una risoluzione di 7 miliardi di pixel. In pratica si ingrandisce fino a far vedere le venature del muro. Non sarà come esserci di fronte, ma non è mai stato questo il punto. Il Cultural Institute è la garanzia di avere un backup di ciò che siamo, abbiamo vissuto e realizzato. Capolavori artistici, ma non solo. Un'arca virtuale, accessibile a chiunque abbia una connessione internet, dove poter riporre quadri, filmati, fotografie, lettere, documenti, testimonianze dirette, tanto più preziose quanto più passa il tempo.

Al momento ci sono dieci sezioni: dall'«Art Project», che oltre a contenere più grande catalogo d'arte al mondo permette di visitare molti musei con Street View, al progetto dedicato al Made in Italy, fino a «Momenti storici», una raccolta di esposizioni online che raccontano gli episodi più significativi della storia dell'umanità. C'è il racconto di chi ha fatto parte del Sonderkommando di Birkenau, la storia dell'esplorazione nello spazio, e ancora materiale sul D-day, sulla costruzione della Torre Eiffel e gli anni della Dolce vita .

Si può curiosare nelle oltre 39mila gallerie virtuali aperte al pubblico e create dagli utenti mixando quanto disponibile sulla piattaforma. Oppure divertirsi a creare la propria. La Venere di Botticelli vicino alla Notte stellata di Van Gogh, a una collezione di abiti femminili del '700 e a un bassorilievo assiro. Così, per vedere l'effetto che fa. E per aprire il progetto anche alla più piccola galleria di provincia è nato «Open Gallery», grazie al quale tutte le organizzazioni profit e non, richiedendo un invito, potranno caricare immagini, video, audio. La libertà sui contenuti è massima: «Noi forniamo gratuitamente ai Musei una piattaforma tecnologica in grado di valorizzarli - aggiunge il direttore del Cultural Institute - lasciandoli depositari dei diritti su ogni singola opera e liberi di decidere cosa mettere online». Custodire, ma soprattutto immortalare, da sempre uno dei pallini del colosso di Mountain View.

Sul fronte della ricerca nel 2015 Google Ventures, il fondo di investimenti del colosso di Mountain View, investirà 425 milioni di dollari in studi e programmi che mirano a catturare l'immortalità o quantomeno allungare la vita. Il progetto di mappare la Street Art mondiale, che al momento conta 10mila murales e oltre 260 mostre digitali, va in questa direzione. «È forse la forma d'arte più transitoria e per questo che siamo lieti di poter ospitare sulla nostra piattaforma opere che rischiano di sparire per sempre». È gia accaduto per Tour Paris 13 , il condominio disabitato di Parigi trasformato da un centinaio di writer in un museo temporaneo prima di essere abbattuto nell'ottobre 2013. Ora vive solo nella piattaforma del Cultural Institute. Potrebbe accadere di nuovo con i murales della ex Dogana di San Lorenzo a Roma: a rischio demolizione per far posto a un centro commerciale, ma già entrata a far parte della collezione dedicata alla street art romana. «Questo è solo l'inizio e non vediamo l'ora di aggiungere altri partner e forme d'arte nel corso del tempo», conclude Sood.

Anche se quello che forse più rassicura è sapere che tutto ciò che è sulla piattaforma sarà disponibile, e al sicuro, per sempre.