Dai bilanci di aprile potrà uscire una schiarita

La bufera che ha reinvestito i mercati venerdì 29 febbraio ha molte motivazioni. Di fatto, la crisi immobiliare americana e quella finanziaria scatenata dai mutui 'sub-prime' continuando a partorire nuovi 'figli' di entità e pericolosità sconosciuti (insolvenze su carte di credito, assicurazioni, vittime di obbligazioni, anche 'AAA', con dentro titoli spazzatura, piccole e medie imprese inzeppate di derivati su cambi o su andamento dei tassi di interesse, eccetera), allontana le poche luci che erano sembrate indicare vicina la fine del tunnel. Gli ultimi dati salienti pubblicati in Usa, ormai ben noti, hanno di colpo rinfocolato le paure di una recessione e di una crescita dell'inflazione. Li riassumiamo brevemente, ancorché più o meno noti: la compravendita di nuove case crolla in gennaio del 2,8% contro uno 0,7% atteso; gli ordini durevoli segnano un -5,37%; la fiducia dei consumatori passa da quota 83 a quota 75; i prezzi alla produzione salgono dal 2% al 2,3%, quelli al consumo, includendo 'Oil' e 'Food' salgono al 4,4% annuo. Infine l'indice degli acquisti manifatturieri nell'area campione di Chicago precipita, tra gennaio e febbraio, da 55,50 a 44,50, indicando il primo segnale chiaro, seppur ancora limitato, di recessione. Sui mercati, già spaventati, cala la doccia delle dichiarazioni rese al Congresso da Ben Bernanke, che minimizzando i pericoli inflazionistici segnalati pochi giorni prima al Senato, danno un colpo mortale alla credibilità della Federal Reserve. I mercati cedono pesantemente e il dollaro tocca i minimi storici contro diverse monete, scontando un taglio dal 3% al 2% tra marzo e giugno, ossia con i tassi interbancari negativi in termini reali di circa due punti; l'ideale per chi si finanzierà in dollari per comprare valute ad alto rendimento, come accaduto per anni con lo yen. A questo quadro l'UBS aggiunge una previsione di perdite complessive mondiali di 600 miliardi di dollari che spaventa i molti profani; noi su questa pagina del 26 gennaio scorso avevamo anticipato 600-700 miliardi. Siamo dunque sull'orlo del baratro?
Non lo crediamo. Innanzitutto questo ciclo negativo ha solo 7 mesi; per quanto riguarda i mercati ce ne sono stati di ben più cruenti ed anche più corti; ad esempio il 1987-88 e il 1990-91; altri, durati due o tre anni per cause, secondo noi, più profonde e più chiare: le due crisi petrolifere del 1973-74 e del 1979-80 e la bolla del 2000-2002. Certo, questa crisi potrebbe peggiorare e diventare lunga se si facesse poco per individuarla a fondo e combatterla. In realtà tutto il mondo si sta muovendo per risolverla: le Banche Centrali che iniettano la liquidità necessaria per oliare la macchina che il sistema bancario ha fatto inceppare; il sistema stesso che sta facendo coraggiose operazioni di ricapitalizzazione; le banche d'affari di nuovo attive in operazioni straordinarie; i fondi sovrani che hanno iniettato grandi capitali nelle maggiori banche in difficoltà e ne inietteranno sicuramente altri prima che una regolamentazione internazionale non li convinca a pubblicare i loro portafogli (come il Fondo sovrano norvegese o quello di Singapore); il Governo americano che ha stanziato 150 miliardi di dollari per alleviare i carichi fiscali delle famiglie; nuovi organismi in forte crescita che, rilevando mutui a prezzi scontati, consentono ai proprietari di non cedere le loro case e li ricedono con larghi margini sul mercato; le organizzazioni internazionali e le agenzie di 'rating' che preparano nuove regole per evitare il ripetersi di tante follie. Insomma: tutti si stanno muovendo per ricostruire la fiducia che è il vero motore delle economie e dei mercati. Confermiamo perciò che i bilanci di aprile potrebbero rappresentare la svolta; se le istituzioni finanziarie diranno la verità dovremmo avere leggere perdite o svalutazioni a livello mondiale intorno ai 650 miliardi di dollari; una cifra enorme ma ben sopportabile da una ricchezza mondiale di 160.000 miliardi; aggiungendo che a mercati tornati normali molte svalutazioni diventeranno rivalutazioni; in caso contrario, bisognerà misurare l'entità della bugia e decidere in conseguenza. Per ora, grande prudenza; ma dopo bisognerà correre ad acquistare azioni. Dopo quanto detto non possiamo concordare con George Soros che al convegno annuale di Davos in gennaio ha rilasciato due dichiarazioni: 1) che questa sia la crisi peggiore dal 1929, e 2) che il dollaro perderà la sua qualità di moneta di riserva. In particolare il 'biglietto verde' potrà, secondo noi, perdere ancora qualche penna, ma a fine d'anno potrebbe anche rivedere un cambio migliorato di un 7-8% anche sull'euro. Quanto allo status di moneta di riserva, sarebbe opportuno che lo richiedessero anche lo yen e l'euro ma siamo convinti che, come nei momenti di gloria del marco e dello stesso yen, essendo gli oneri più pesanti dei vantaggi, nessuno lo chiese, così per molto tempo il dollaro sarà il solo a godere di vantaggi ed oneri di questo status, in attesa, forse, tra qualche decennio che lo richieda anche lo yuan cinese. Chiusura: la 'Cabala' ha detto "2008 positivo", e noi crediamo più a lei che ai troppi esperti ribassisti.
*Finanziere e scrittore di economia