D'Alema: "Berlusconi non può chiedere le dimissioni". Prodi tace

Il ministro degli Esteri se la prende con il Cavaliere: "Lui non s'è mai dimesso. E poi la spallata non c'è stata". Giordano (Prc) e il ministro Chiti, però, s'interrogano sul Nord: "Abbiamo un problema serio". Il premier non commenta

Milano - "Silvio Berlusconi è l’ultima persona al mondo che può chiedere dimissioni agli altri". Lo ha detto il ministro Massimo D’Alema oggi a Venezia, a margine del meeting Italia-Usa, riferendosi all’esito delle elezioni amministrative per le quali le urne si sono appena chiuse. "Berlusconi - ha aggiunto D’Alema - ha perso tutte le elezioni amministrative e non si è mai dimesso". Sulla stessa linea anche Antonello Soro, coordinatore dell'esecutivo della Margherita, che sottolinea come "i primi risultati delle amministrative dimostrano che la spallata al governo auspicata dalla Cdl non si è verificata. Mi pare presto per fare valutazioni compiute ma, dalle prime indicazioni, mi sembra che non ci sia stata la spallata annunciata da Berlusconi. Dalle prime indicazioni - aggiunge - ci sono dati di assoluta positività per il centrosinistra. Usando una metafora calcistica abbiamo fatto un pareggio fuori casa".

Prodi "sfiduciato" tace L’idea della spallata è stata sconfitta, ma quello subito al Nord è un vero e proprio ceffone all’Unione. Romano Prodi non ha voluto politicizzare il voto amministrativo e continua a non farlo, tanto che oggi ha preferito non commentare le elezioni, dedicando il poco tempo che ha trascorso a Roma di ritorno da Parigi alla preparazione dell’incontro con i sindacati sul contratto degli statali. Ma anche a palazzo Chigi si analizza il voto e si traggono valutazioni. La prima è che la spallata non c’è stata. Ma la seconda è che un problema Nord esiste e sollecita ad andare avanti con forza sulla strada delle riforme in ambito governativo e del Partito democratico in ambito politico. «Il cappotto non c’è stato» si affermava a palazzo Chigi. E infatti molto probabilmente, se un commento del premier ci sarà, non sarà prima di domani, dopo una lettura ragionata dei risultati definitivi. Detto questo a un primo esame si ragiona sul fatto che «un problema Nord esiste, emerge uno scollamento tra il Nord e l’Unione per cui servirà un lavoro lungo». Quanto all’astensionismo, lo si valuta come «un modo di esprimere una critica e una disillusione; dal sistema produttivo al Nord c’è attenzione negativa». «Per recuperare c’è tempo - si sottolinea - ma si deve proseguire con le politiche per la famiglia e con le riforme, oltre che sul Pd». Riassumendo, dal voto di oggi viene «una spinta ad andare avanti».

Problemi al Nord "Il voto è profondamente disomogeneo", osserva Franco Giordano commentando i risultati delle amministrative che vedono l’affermazione del centrosinistra al Centro e al Sud e una sofferenza invece al Nord. "C’è un problema serio al Nord - dice il segretario di Rifondazione - e questo problema sono gli operai e i lavoratori dipendenti verso cui abbiamo un debito sociale e che vanno risarciti". Ma ci sono anche picchi in positivo: "A Taranto e L’Aquila, due candidati passati attraverso le primarie, vanno verso risultati strepitosi". Un dato, quest’ultimo, che secondo Giordano sconfessa "la teoria di chi dice che si vince al centro. Non è vero. Vincono i candidati molto connotati". "Non c’è stato uno sfondamento del centrodestra anche se esiste un problema al Nord". Questo il giudizio del ministro dei Rapporti con il Parlamento e le Riforme, Vannino Chiti, sulle prime proiezioni delle elezioni amministrative. Parlando delle probabili sconfitte dell’Unione a Verona, Monza e Alessandria, Chiti ha spiegato che "sono tre città che vengono riconquistate dal centrodestra ma che nel 2002 erano state conquistate dal centrosinistra ai ballottaggi e perché la Cdl era divisa. In questo caso era di nuovo unita e questo è stato sufficiente perchè si affermasse. Mentre a Rieti, Lucca e Parma, che erano governate dal centrodestra si va al ballottaggio". In ogni caso secondo il ministro "è un dato locale ed è sbagliato dargli un valore nazionale".