Dalle periferie dell'Africa al centro della metropoli Spostatevi, passano i Sapeurs

Luigi Mascheroni

Storie di gentleman, di stili, di moda, di immagini-icona. E di fantasia. Che al suo meglio è una cosa che intreccia creatività e talento.

La storia - creativa, talentuosa, oggi iconica - è quella di Daniele Tamagni, diventato fotografo per caso, impuntatosi nel raccontare le «controculture» del mondo, finendo per regalarci immagini in bilico tra moda e arte. Che hanno influenzato la prima e arricchito la seconda. Daniele Tamagni è morto 13 mesi fa, a 42 anni. Ma la sua piccola leggenda continua, tramandata della sue foto, i fan, un libro di culto e le mostre: oggi a Milano, all'Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele, è aperta Gentlemen of Bacongo. Dalle periferie dell'Africa al centro storico della metropoli. Benvenuti...

Benvenuti nel mondo e nell'avventura di Daniele Tamagni, che a 30 anni, una laurea e un dottorato in Beni culturali, non trova un lavoro decente, decide di andare a Cuba alla scoperta dei luoghi della Revolución, e quando torna fa vedere in giro le sue foto, le prime mai scattate, bellissime. La gente nelle strade e nelle case dell'Havana è un mix di creatività, colori, emozione. Siamo agli inizi degli anni Duemila. Tamagni va a Londra e frequenta per due anni la Westminster University, facoltà di Fotografia: impara poco dai professori, tutto - come a Cuba - dalla strada. Si lega molto alla comunità afro-anglossassone della città. Nel 2007, per inseguire un amore, è a Brazzaville, Repubblica del Congo, già capitale dell'Africa Equatoriale Francese, dove conosce i Sapeurs. Una bellissima parola, e delle bellissime persone. Di per sé la «Sape» è l'acronimo di Société des Ambianceurs et des Personnes Élégantes, che in francese significa: «Società delle persone creatrici di atmosfera ed eleganti», movimento che abbraccia lo stile e le maniere dei dandy come mezzo di identità e resistenza al (post)colonialismo. Dietro l'etichetta sociale, i Sapeurs in realtà sono semplicemente gente comune che fa fatica a campare e che pure, nei bas-fonds des quartiers de Brazzaville, ritrova una propria dignità, un riconoscimento: negli abiti ricercati, nelle pose, i tessuti, gli abbinamenti, i colori... Un modo per dire come va vissuta la vita. I loro quartieri mancano di tutto, loro non si fanno mancare niente: doppiopetti, seta, cuoio, bastoni, ghette, Borsalino... Tamagni è lì per caso, ma è il suo Destino. Resta a lungo a Brazzaville, diventa amico dei Sapeurs, tira fuori un reportage spettacolare sui «gentlemen» del Congo che in Italia vince il Premio Canon dei Giovani fotografi, poi torna in Africa l'anno successivo e scatta ancora. Conosce Gigi Giannuzzi, altro genio sregolare che ha fondato la Trolley book, una piccola casa editrice con sede a Londra, e da lì, anno 2009, esce il libro fotografico Gentlemen of Bacongo (provate a cercarlo online, quanto vale oggi...): in copertina, l'«uomo in rosa», Willie Covary, che diventerà l'immagine iconica dei Sapeurs.

Dopo sono anni gloriosi, purtroppo pochi. Tamagni vince l'ICP Infinity Award, viene invitato a esporre alla Prince Klaus Foundation di Amsterdam, le sue foto entrano in una delle gallerie più importanti di Londra, e poi di nuovo si mette a caccia - to shoot - delle (sub)culture metropolitane degli altri mondi, dalle band di heavy metal del Botswana alle Cholitas boliviane, servizio che vale nel 2011 il World Press Photo. A quel punto è nel Gotha della street photography. Da cui lo strapperà solo una malattia.

E i Sapeurs? Loro in patria diventano una vera istituzione, trasformandosi da gente di strada a gente di stile, con regole ferree: mai indossare più di tre colori, attenzione agli accessori, un preciso codice di condotta professionale. Vero fenomeno internazionale - che sfila da Kinshasa ad alcuni quartieri londinesi - comincia a influenzare la grande moda (a partire dallo stilista inglese Paul Smith) e la musica. Quante volte abbiamo (ri)visto i Sapeurs - rifirmati e corretti - sulle passerelle, in rivista, nei videoclip, persino nelle nostre strade? E a guarda bene, dietro di loro, c'è sempre un giovane fotografo milanese.