Danza, le novità sono «Sylphide» e la «Dido»

Attesa anche per «Petite Mort» con l’aggiunta di inediti. Dal repertorio arrivano «Cenerentola» di Nureyev e la Ferri nel «Pipistrello»

Elsa Airoldi

da Milano

Stéphan Lissner è notoriamente attratto dal teatro. Predilezione che significa particolare attenzione alla regia delle opere e spazio al balletto. Non a caso, quando l'abbiamo conosciuto a Aix-en-Provence, il neo-sovrintendente/direttore artistico stava lanciando Daniel Harding, abbinato a Claudio Abbado sul podio del Don Giovanni di Peter Brook. E il titolo si alternava al Castello di Barbablù con Pina Bausch regista e coreografa. Ma le premesse non bastano. Lissner, incalzato dai tempi strettissimi, deve inseguire ugole e bacchette, rimanda a settembre la danza e la consegna in toto (ma l'idea Purcell-Matthew Bourne è certo sua) al direttore riconfermato Frédéric Olivieri. Il programma tuttavia c'è.
Qualche novità di significato modesto e molte riprese. Nuovo l'allestimento della Sylphide ( Parigi, 1832) filologica di Pierre Lacotte che recupera l'originale su musiche di Schneitzhöffer. Nuovo, ma in accezione operistica (Dido and Aeneas), il coreografo inglese Matthew Bourne, intelligente e irriverente quanto basta. Un po' nuova pure la Serata Mozart, che riprende la poetica Petite Mort di Jiri Kylian e vi aggiunge gli inediti Sechs Tänze dello stesso, Piano Concerto Jeunehomme di Uwe Scholz e una creazione dell'inglese Christopher Wheeldon. Tutto in repertorio il resto. The Cage di Jerôme Robbins su Stravinskij( New York, 1951). La Strada di Mario Pistoni, da Fellini su Rota ( Scala con Fracci, 1966 ), gloria del made in Italy e primi passi del moderno alla Scala. La Cenerentola di Nureyev, la più discutibile delle riletture dei classici (Bolshoj-Kirov, 1945/46) operate da Rudy. La Bayadère ( San Pietroburgo, 1877), che nel '92 segnò il ritorno a casa di Alessandra Ferri, si rivede nella versione Makarova con la splendida Svetlana Zakharova. Mentre ad Alessandra tocca Il Pipistrello che Roland Petit creò nel '79 per Grace di Monaco. Quindi ancora Nureyev, questa volta con la classicissima e «psicoanalitica» Bella Addormentata ( San Pietroburgo, 1890) allestita per la Scala nel '66 e sempre ripetuta ( con la parentesi '83 di Alicia Alonso). In coda alla stagione in corso anche Histoire de Manon (da Massenet, Londra, 1974) di Kenneth MacMillan. Tra gli ospiti Ferri e Zakharova, Bolle e Murru, Leonid Sarafanov e Aurélie Dupont. È tutto. Non c'è male. Ma la danza, unica a passare illesa tra la furia del recente uragano, poteva fare di più.