Come dare scacco matto facendo a pezzi la logica

Studioso di logica e retorica, Madsen Pirie è noto soprattutto quale presidente di uno dei principali think-tank del Regno Unito, l’Adam Smith Institute, e per esser stato un importante collaboratore della signora Thatcher negli anni ’80. In quel periodo svolse un ruolo-chiave aiutando il governo conservatore a elaborare un piano di battaglia in grado di portare a buon fine le privatizzazioni. I primi tentativi di trasferire aziende dallo Stato al mercato non erano infatti andati in porto, ma fu Pirie a studiare le strategie - anche argomentative - che trasformarono i fallimenti in successi.
Ora giunge in Italia il suo best-seller del 2006 Come avere sempre ragione. Usare la logica, abusarne e difendersi (Ponte alla Grazie, pagg. 245, euro 14,50). Pirie descrive il libro come un manuale utile a quanti non vogliano farsi imbrogliare, ma anche come un coltello assai affilato nelle mani di quanti, entro un confronto dialettico, siano pronti a usare ogni stratagemma: in politica come all’università, come nelle aule dei tribunali. In effetti il libro è un repertorio degli errori, degli inganni (intenzionali o no) e delle mezze-verità che dominano le nostre controversie. Evidenzia come la retorica abbia uno spazio assai grande nel dibattito pubblico e mostra al tempo stesso come tanti anni di militanza a difesa del mercato abbiano lasciato il segno. Quello che viene presentato è infatti un campionario di argomenti falsi o zoppicanti, ma nell’illustrarli Pirie lascia trapelare a più riprese il suo engagement a favore del mercato.
Non a caso, una delle fallacie argomentative è da lui battezzata «Criticare la Thatcher» e potrebbe essere tradotta «dire tutto e il suo contrario». Pirie ricorda come gli avversari della Lady di ferro l’attaccassero, magari nel medesimo contesto, usando considerazioni contraddittorie: del tipo «la Thatcher ci impoverisce tutti» e anche (ma le due cose non stanno assieme) «la Thatcher ha fatto emergere una nuova ricchezza volgare e senza storia». Un’altra fallacia assai corrente è quella detta ad lapidem, consistente nell’escludere dall’orizzonte del possibile - e in modo lapidario, appunto - ogni ipotesi sgradita. L’avversione al revisionismo storico s’inserisce in questa categoria, ma l’autore esemplifica tale errore citando Herbert Marcuse il quale, nella sua Critica della pura tolleranza sostenne come un atteggiamento aperto alle tesi altrui sia potenzialmente repressivo. Perché? Perché renderebbe possibile la propagazione degli errori.
La lista dei cattivi argomenti è lunghissima e il libro ne presenta oltre 70. Si tratta comunque di un viaggio affascinante che aiuta a comprendere come l’uomo sia un impasto di cose diverse, dove la razionalità è importante, ma non sempre ha l’ultima parola. La battaglia che da tempo lo Stato italiano conduce per aumentare la pressione fiscale ricorrendo alla «lotta all’evasione» non sarebbe tanto efficace, a esempio, senza un massiccio ricorso all’argomento ad invidiam («colpiamo i super-ricchi») e a quello ad odium («colpiamo quei malvagi che ti impediscono di vivere come vorremmo»; e infatti c’è molto di lombrosiano nella pubblicità che mette alla gogna il cattivo evasore).
Le emozioni, insomma, contano e possono essere manipolate. Ma c’è molto di più, perché anche il nostro usuale modo di concatenare le riflessioni non è esente da falle. Non c’è nulla di arbitrario nel ricorrere all’argomento autoritativo quando ci si rivolge, per un consulto, a un medico o a un giurista. Ma una sua versione distorta è l’argomento ad verecundiam, consistente nel fare appello a una falsa autorità: come quando Manu Chau o Jovanotti sono citati in materia di economia.
Nemmeno le cifre sfuggono all’analisi di Pirie, memore del detto di Disraeli: «esistono tre tipi di menzogne: le menzogne, le fottutissime menzogne e le statistiche». E il libro mostra come sia facile imbrogliare o essere imbrogliati esibendo il rigore (del tutto apparente) che associamo a dati empirici e formule matematiche. L’argomento circulus in probando fu a esempio utilizzato negli anni ’60 dal governo britannico quando chiese alle aziende di assumere un’ipotesi di espansione annua del 3,8 per cento e poi rese pubblici i loro eventuali piani elaborati a partire da quell’assunto: trovando in ciò conferma alle proprie previsioni di crescita.
Un altro argomento, detto «fantoccio», consiste nel deformare le tesi altrui. Pirie afferma che un gran numero di «riformatori radicali che si battevano per una più ampia libertà o una maggiore tolleranza sono stati schiacciati e cancellati da legioni e legioni di fantocci serrati in ranghi fitti, che pretendevano di incarnare anarchia, lassismo, la distruzione della società e il massacro di innocenti». E qui è netta la sensazione che lo studioso scozzese, innamorato della libertà, abbia scandagliato l’ampio repertorio dei «colpi bassi» proprio per non finire mai più tra i fantocci facilmente sconfitti.