Debutto a Roma

RomaMentre il pubblico della televisione di qualità aspetta ansioso il ritorno in video di Giuliano Ferrara, c’è chi ha deciso di interrompere il silenzio per tornare a dialogare con gli spettatori. Per adesso si tratta di quelli che frequentano le sale teatrali e i palasport. Ma il futuro televisivo è dietro l’angolo. «Sempre che questo spettacolo riesca bene» confessa Giorgio Panariello che lunedì sera ha debuttato all’Auditorium della Conciliazione a Roma con il suo nuovo show. Il titolo? Ovviamente Panariello non esiste. Già perché proprio come ha confessato in un editoriale il direttore del Foglio anche Panariello entra talvolta in crisi di identità. «Mi accade quando incontro i bambini - ricorda l’attore toscano, che a primavera tornerà sul grande schermo con la versione rinascimentale di Amici miei firmata da Neri Parenti -. Le mamme dicono: “Guarda, tesoro. C’è Panariello”. E loro rispondono sicuri: “Non può essere. Quello sta in tv, con i gormiti, Bruno Vespa e i puffi”». Il piccolo schermo appiattisce tutto, secondo il comico toscano, isolando i personaggi in una dimensione fuori dalla realtà.
Forte dei successi al botteghino dell’ultima commedia che lo vede protagonista, Natale in Sudafrica, per non dire dei trionfi in radio e a teatro degli ultimi anni, lo showman sembra ora ricaricato al punto giusto per tornare a pensare alla televisione che lasciò nel 2006 dopo le polemiche ricevute per la sua conduzione di Sanremo. Il tempo, però, è galantuomo e anche la Rai ha riconosciuto che, in fondo, è stata una delle edizioni più intelligenti dell’ultimo decennio. «Ho dovuto annullarmi. I critici e il pubblico non me l’hanno perdonato - ricorda l’attore -. Però non sono pentito. Troppo facile fare ironia sul look dei cantanti o sulle loro capigliature. Ho preferito dare voce alla musica, perché Sanremo è la vetrina delle canzoni non della comicità».
E la musica è un elemento forte anche del nuovo spettacolo, articolato nel calibrato mix tra illusionismo, cabaret, canzoni e monologhi. Insieme con gli autori (Sergio Rubino, Riccardo Cassini, Walter Santillo e Alessio Tagliento), Panariello ha pensato a un «ripescaggio» dei migliori varietà degli anni Sessanta («alla Bramieri, per intenderci»). Ed è così che il mattatore lascia volentieri la scena al crooner (Matteo Borghi) con le canzoni di Tom Jones, e ai felici intermezzi dell’illusionista Gaetano Triggiano. Per concludersi con un omaggio a Francesco Nuti. «Abbiamo incluso nello show la canzone Primo ottobre, l’unica scritta da Francesco da solo - spiega l’attore -. Un modo per stargli vicino in questo momento difficile. Certo non per omaggiarlo; non è ha bisogno».
Panariello non esiste viaggerà per lo Stivale fino alle soglie dell’estate. Le date di gennaio hanno registrato da tempo il tutto esaurito. Ed è facile immaginare il sold-out per l’intera tournée. Eppure Panariello già pensa al dopo. Lo spettacolo diventerà uno show televisivo. Sono in corso trattative con Rai, Mediaset e Sky. L’appuntamento è fissato all’inizio del 2012 e già nei prossimi mesi si saprà quale network lo manderà in onda. I format, tuttavia, sono vestiti scomodi per un artista versatile come Panariello. «Chi prenderà lo show dovrà accettare la sfida di un prodotto nuovo - ricorda l’attore -. Sto già pensando a qualche puntata fuori dai confini. Mi piacerebbe portare lo spettacolo nei paesi a forte emigrazione italiana come Belgio, Germania, Svizzera e Francia. Magari con un puntatone finale a New York!»
A dispetto del titolo, Panariello esiste ed è in ottima forma. E il numero dei suoi personaggi cresce di pari passo con il suo entusiasmo. L’Auditorium della Conciliazione ha infatti battezzato tra gli applausi le nuove maschere di Luingi (un improbabile ballerino di samba che viene da «Sandingi in provincia di Firengi»), di Sirvano (impenitente ozioso che commenta tutto con disincanto dal suo «ufficio» al bar) e Bred Pitbull, l’incubo di tutti coloro che fanno spallucce quando si ricorda loro che l’uomo dovrebbe essere il migliore amico del cane.