Decades, così nove gallerie raccontano l'arte moderna del ventesimo secolo

Grande interesse per le opere presentate nella nuova sezione di miart 2016 che si possono ammirare nei padiglioni di fieramilanocity fino al 10 aprile. I decenni dei cambiamenti fra capolavori che hanno segnato cambiamenti e sfide culturali

E’ la nuova sezione Decades a catturare fin dall’apertura l’interesse di visitatori e acquirenti a miart 2016, la fiera dell’arte moderna e contemporanea aperta a fieramilanocity fino a domenica 10 aprile.

Effetto novità per questa nuova sezione, ma anche interesse per il percorso artistico declinato da nove gallerie che propongono il racconto dell’arte moderna nel ventesimo secolo e la sua evoluzione. "Il ventesimo secolo è stato determinante anche nel mondo dell'arte - ha spiegato Alberto Salvadori, curatore di Decades e direttore del museo Marino Marini di Firenze -. Si è trattato di un secolo di passaggio. Dopo 400 anni di Rinascimento di accademismo, di regole alle quali gli artisti si dovevano attenere, con l'affermazione delle avanguardie nasce una nuova modalità di interpretare il concetto stesso di arte che mette al centro l'uomo".

Racconto che parte dagli anni della transizione: 1910 - 1920 con una selezione di grandi artisti italiani che interpretano il gusto borghese dell’epoca: Lorenzo Viani, Casorati, De Pisis e Sironi, Guido Guidi. "E' interessante vedere - sottolinea Salvadori - come, mentre nasceva l’avanguardia come futurista, grandissimi artisti continuavano nella figurazione, nella rappresentazione di ritratti e di paesaggi".

Gli anni '30-'40 di Decades sono dedicati a una selezione della pittura astratta del periodo tra le due guerre in Italia. Un astrattismo geometrico che abbandona la figurazione. "Importante da mostrare perché la cultura e l'arte che all'epoca era affiliata al regime e che comunque comprendeva artisti straordinari, Sironi soprattutto, si legano a una grande architettura razionalista che qui è rappresentata da arredi di Pagani e Montalcini del 1938".

Gli anni '50 sono illustrati da una monografica di un artista inglese, Lynn Chadwek, che mette insieme figurazione e geometria, quindi astrazione e composizione. Si tratta di sculture, composizioni geometriche che rimandano ad animali o elementi della natura ma assolutamente in termini astratti. Gli anni Sessanta sono invece testimoniati da uno dei capolavori di Piero Manzoni, grande artista concettuale. E a Decades c'è una delle due copie (l'altra è al Moma a New York) di una latta con all'interno una linea di 1140 metri - una distanza simbolica che l'autore aveva stabilito e definito come un'esperienza di vita - raccolta e racchiusa in questa latta.

Il viaggio si chiude con un artista italiano, Stefano Arienti, significativo per la generazione degli allora giovani artisti che frequentavano l'accademia negli anni '90 perchè ha sempre usato per le sue opere i materiali più comuni, Pongo, Das per comporre dei quadri o dei poster ritagliati e ricomposti andando a definire un'altra rappresentazione dell'immagine.