Il Decameron prima di Boccaccio

Scritta nel Dodicesimo secolo da Pietro Alfonsi, un ebreo convertitosi
al cristianesimo, «Disciplina clericalis» è una raccolta di narrazioni
d’origine mediorientale, persiana e indiana. Che ispirarono il grande
fiorentino

Per gentile concessione della casa editrice Salerno, pubblichiamo in questa pagina due novelle tratte da Disciplina clericalis di Pietro Alfonsi (pagg. XCIV-188, euro 28). La prima, undicesima della serie, intitolata «Il racconto della spada», ispirò la novella sesta della settima giornata del Decameron, quella di madonna Isabella, di Leonetto e di messer Lambertuccio, che Boccaccio elaborò inserendo la variabile-aggravante del... doppio amante. La seconda novella che riportiamo, quindicesima della serie, intitolata «Il racconto dei dieci forzieri», riecheggia nella decima storia dell’ottava giornata del capolavoro di Boccaccio.

Si narrò, inoltre - disse -, che un uomo, partendo per un paese lontano, avesse affidato sua moglie in custodia alla suocera. La moglie, poi, segretamente, s’invaghì di un giovane e subito lo confidò a sua madre. Questa assecondò quell’amore e, allestito un banchetto, invitò il giovane. Mentre quelli banchettavano, il marito arrivò e bussò alla porta. A quel punto la moglie si alzò e lasciò entrare il marito. La madre, che era rimasta con l’amante della figlia, poiché non vi era un luogo dove potesse nasconderlo, lì per lì non sapeva che fare.

La vecchia, però, mentre sua figlia apriva la porta al marito, afferrò una spada senza fodero, la mise nelle mani dell’amante e gli ordinò di mettersi ritto davanti alla porta con la spada sguainata mentre il marito di sua figlia entrava nella stanza; inoltre, se l’uomo gli avesse detto qualcosa, non avrebbe dovuto rispondergli nulla. L’uomo fece come la vecchia aveva comandato e, aperta la porta, come il marito lo vide ritto davanti alla porta, si fermò e disse: «E tu chi sei?». Quello non rispondeva, dapprima per lo stupore, poi per paura. La vecchia dall’interno della casa rispose: «Caro genero, taci, non farti sentire da nessuno!». A ciò quello, meravigliandosi ancora di più, disse: «Che mai significa questo, cara signora?».

Allora la donna: «Buon figlio, tre uomini inseguivano costui ed erano venuti qui; noi abbiamo aperto la porta e abbiamo permesso che questo giovane entrasse con la sua spada finché quelli che volevano ucciderlo non si fossero allontanati. Adesso, temendo che tu sia uno di quelli, impaurito, non ti risponde nulla». Il marito disse: «Buon pro ti faccia, signora! In questo modo lo hai salvato». Entrò dunque nella stanza, chiamò l’amante di sua moglie e lo fece sedere con sé. E cosí, dopo averlo calmato con dolci parole, permise che se ne andasse via quasi a notte inoltrata.

Mi fu detto che uno spagnolo si diresse alla Mecca e, viaggiando, giunse in Egitto. Siccome stava per attraversare i deserti, pensò di depositare il suo denaro in Egitto. Prima, però, s’informò se vi fosse in quella regione un uomo fidato, al quale potesse consegnare il suo denaro. Gli fu indicato un uomo venerando, famoso per virtù e lealtà, e a lui affidò mille talenti del suo patrimonio. Poi partì e compì il suo viaggio; al ritorno andò dall’uomo venerando, chiedendogli di restituirgli la somma che gli aveva affidato. Ma quello, pieno di malizia, disse di non averlo mai visto prima.

Lo spagnolo, così ingannato, si recò dagli uomini onesti di quella regione e riferì loro come era stato trattato da quell’uomo al quale aveva affidato il denaro. Ma quelli, quando udirono il racconto del pellegrino, non vollero credergli e negarono, risoluti, che egli dicesse il vero. L’uomo che aveva perso il denaro si recava ogni giorno a casa di quello che ingiustamente gliel’aveva sottratto, e con dolci preghiere lo implorava di restituirglielo. L’ingannatore, udendo ciò, lo ammonì a che non dicesse più una cosa simile di lui e che non si facesse mai più rivedere; che se lo avesse fatto, avrebbe subito la giusta punizione. Udite le minacce di chi lo aveva ingannato, lo spagnolo cominciò ad andarsene tristemente e, nel ritornare, incontrò una vecchietta che indossava abiti da eremita. La donna sosteneva con un bastone le fragili membra e, lodando Dio, sistemava le pietre lungo la via, affinché non si ferissero i piedi dei passanti. Vedendo l’uomo che piangeva - accortasi che quello era straniero - mossa da pietà, lo chiamò in una viuzza appartata e gli domandò che cosa gli fosse accaduto.

Lo spagnolo narrò in ordine i fatti. La donna, ascoltate le parole di quell’uomo, disse: «Amico, se quello che mi hai raccontato è vero, ti aiuterò». E quello: «E in che modo potresti, ancella di Dio?». E quella disse: «Conducimi un uomo della tua terra, delle cui azioni e delle cui parole tu possa avere fiducia». E quello glielo condusse. La donna ordinò poi all’amico dell’ingannato di comprare dieci forzieri dipinti all’esterno con colori preziosi, sigillati con buone serrature di ferro argentato, e gli disse di portarli a casa del suo ospite dopo averli riempiti di pietruzze. E quello così fece. Invero, la donna, come vide che era pronto tutto quello che aveva disposto, disse: «Ora cerca dieci uomini che si rechino con me e il tuo compagno alla casa di quello che ti ha ingannato e portino i forzieri venendo l’uno dietro l’altro, in una lunga fila. Appena il primo sarà giunto alla casa di quell’uomo che ti ingannò, e si sarà fermato lì, va’ e pretendi il tuo denaro. Confido fermamente in Dio che il tuo denaro ti sarà reso». E quello fece come la vecchietta aveva comandato. Quella, non dimentica del piano che aveva ordito, si incamminò, e giunta con il compagno dell’ingannato alla casa dell’ingannatore, disse: «Un uomo di Spagna, che io stessa ho ospitato, vuole andare alla Mecca, ma prima desidera affidare a un uomo onesto il suo denaro, che è stato distribuito in dieci forzieri, affinché lo custodisca fino al suo ritorno. Ti prego, pertanto, di custodirlo per me in casa tua; e poiché ho sentito dire e so che tu sei un uomo onesto e fidato, non pretendo che alla consegna di questo denaro ci sia altri che te». E mentre così parlava, giunse il primo con il forziere, mentre già gli altri apparivano da lontano. Intanto, l’ingannato, non dimentico degli ordini della vecchietta, giunse appena dopo il primo forziere, come gli era stato raccomandato. L’ingannatore, pieno di malvagità e di meschini inganni, come vide avvicinarsi l’uomo al quale non aveva più reso il suo denaro, iniziò a temere che, se quello gliel’avesse richiesto, quell’altro che gli portava il proprio denaro non glielo avrebbe più affidato; così gli si fece incontro, dicendo: «Amico, dove sei stato e dove ti sei trattenuto tanto a lungo? Vieni a riprenderti il tuo denaro già da tempo affidato alla mia lealtà. D’ora in avanti, visto che sei ritornato, non c’è più necessità che io lo custodisca».

Lo spagnolo, felice e contento, lo ringraziò e si riprese il denaro. La vecchietta, come vide l’uomo col denaro, si alzò e disse: «Io e il mio amico ci avviamo verso i nostri forzieri e ordiniamo agli uomini che si affrettino. Tu, ovviamente, aspettaci e conserva con riguardo quello che già ti abbiamo consegnato!». Quello, lieto, conservò ciò che aveva ricevuto e aspettò - cosa che fa ancora! - che quelli facessero ritorno. E così, con la buona trovata della vecchietta, fu restituito all’uomo il suo denaro. Il discepolo: «Questa è stata una trovata straordinaria e utile, e non credo che qualche filosofo avrebbe saputo escogitare qualcosa di più ingegnoso con cui potesse recuperare più facilmente il proprio denaro».