Dalla decorazione emerge il capolavoro

Si intitola «Il drago e la farfalla» la mostra dedicata all’arte vietnamita del ventesimo secolo

Dalle pitture su lacca tradizionali alle tele iperrealiste sino a qualche tentativo di astrazione, l’arte del Vietnam sbarca per la prima volta a Roma (e in Italia) in una grande mostra allestita fino al 16 luglio al Vittoriano. In tutto un centinaio di opere che raccontano una cultura lontana, ma in progressivo avvicinamento all’Occidente, anche per quanto riguarda le dinamiche del mercato dell’arte. «Noi vietnamiti - ha detto il direttore del Museo nazionale di Belle Arti di Hanoi e curatore della mostra Truong Quoc Binh - consideriamo l'Italia un Paese vicino, apprezziamo la sua arte e non solo». Questo Festival è un primo momento di contatto con un’arte essenzialmente decorativa, contaminata sin dai primi decenni del XX secolo dagli influssi europei durante la dominazione francese. Ma le opere esposte coprono un arco che va dal 1950 a oggi, riunendo sia gli artisti più significativi del secondo ’900 sia le nuove generazioni alla ricerca di una cifra contemporanea capace di plasmare la tradizione. I francesi che crearono l’Ecole Superieur des Beaux Arts d’Indocine nel 1925, ha spiegato Angelo Bucarelli, curatore del catalogo, proposero esclusivamente la pittura accademica, ignorando, ad eccezione dell’impressionismo, le correnti più moderne.
Il percorso espositivo va così dalle lacche degli anni Cinquanta che raccontano le guerre di indipendenza e quella di liberazione, per arrivare a Nguyen Thanh Binh, considerato il pittore più popolare del Vietnam e all’iperrealismo di Do Quang Em. «Un suo quadro - spiega Bucarelli - ad Hanoi può costare anche 10mila dollari», a dimostrare che il collezionismo sta affermandosi anche lì e le gallerie d’arte stanno sorgendo nelle maggiori città. Esposte anche alcune installazioni, un video, e una serie di abiti che rappresentano la ricchezza e il colore del patrimonio artistico di un Paese che conta ben 54 etnie.