Defago, l’architetto volante da riserva a oro olimpico

Discesa libera. Lo svizzero ha dovuto vincere le selezioni interne per gareggiare.
Podio di grandi con Svindal e Miller. Azzurri staccati: Heel 11°

Whistler MountainsSuonano i campanacci svizzeri, ride Didier Defago, uno che vince poco ma sa scegliere bene dove e quando battere tutti. Il nuovo campione olimpico di discesa è lui, il Canada porta bene alla Svizzera che aspettava l'oro più prestigioso dal 1988, quando Pirmin Zurbriggen vinse a Calgary.
Ride Defago perché è felice e perché fa strano un architetto - lo è per davvero - in vetta all’Olimpiade, e ridono anche Svindal e Miller, suoi paggi sul podio, un po' meno felici sono gli austriaci, con Scheiber 4°, Kroell 9° e Walchhofer solo decimo e delusissimo, poco felici sono anche gli italiani, Werner Heel su tutti, visto che era lui quello che si aspettava di più da questa gara e visto che un 12° posto non può davvero soddisfarlo.
Cos'è successo? Innanzi tutto è successo che le medaglie sono solo tre e che in questi casi c'è poco altro con cui consolarsi, a meno di non essere Peter Fill, «contento solo per esserci stato visto che un mese fa pensavo di venire qui per commentare le gare in tv», o anche Christoph Innerhofer, che vista com'era andata male la sua stagione finora può consolarsi per aver fatto sognare tutti fino a metà gara, dove è passato al comando, prima di perdersi. Heel no, lui è «veramente deluso, la vita va avanti, ma insomma la discesa olimpica c'è una volta ogni quattro anni e io l'ho affrontata nel modo sbagliato, trattando la pista con troppo rispetto, non rischiando abbastanza, mi è mancata l'aggressività necessaria e sono davvero deluso, per me, per i tifosi e per tutti quelli che puntavano su di me... e ora lasciatemi “godere” questa delusione».
E Defago si gode la sua vittoria invece, una perla che onora la sua onesta carriera di uomo e atleta normale che finora all'Olimpiade aveva collezionato un 21° e un 26° posto in discesa, un 6° e un 16° in superG, due quattordicesimi in gigante, niente di che, a brillare nel suo palmares è la doppietta Wengen-Kitzbuehel in discesa nella scorsa coppa del mondo, un lampo che sembrava irripetibile e che invece è stato addirittura migliorato ieri con l'oro olimpico, il sogno di una vita. Felicissimi saranno anche Alexane e Timeo i due bimbi di Didier, che ha 32 anni e vive a Morgins, nel cantone di Vaud, e con Cuche è il cuore francese e simpatico della squadra svizzera. Uomo tranquillo Didier, che però sa farsi valere quando serve, in pista, e si è visto, ma anche fuori, quando c'è da discutere sui contratti con l'azienda che gli fornisce gli sci e che aspettava l'oro olimpico in discesa dal 1972: la scorsa primavera, causa crisi, a lui e a tutti era stato decurtato il 50% dell'ingaggio. Didier aveva a lungo tergiversato, aveva mostrato la sua rabbia ma alla fine aveva accettato, con l'assicurazione che gli sarebbe stata riconosciuta in ogni caso la metà dei premi vinti nella passata stagione, e tutti a pensare ma sì, quando mai gli capiterà di rivincere Wengen e Kitzbuehel! Infatti, non ha vinto lì, ma ha fatto di meglio, molto meglio ieri a Creekside dove finalmente lo sci alpino ha potuto partire e mandare in scena una gara tutto sommato regolare, nonostante la temperatura rimasta alta. Ma nulla da dire, la classifica è giusta, il podio bello, onore ai vincitori, onore anche ai battuti, in quindici racchiusi in un secondo, fra loro il migliore canadese Eric Guay, quinto, e poi Cuche, l'altro Didier, sesto, Janka, undicesimo e i due azzurri Heel, dodicesimo e Fill, quindicesimo.