DIARIO DI UN PARROCO DI CAMPAGNA

Quando si parla delle cose che più stanno a cuore alla Chiesa nel suo magistero morale spesso si elencano la vita, la famiglia e la scuola. La vita, senza cui nulla ha più senso, la famiglia e la scuola come luoghi dove la vita si prepara a realizzare la persona. Le parole giuste e ferme di Benedetto XVI contro gli abusi sessuali compiuti da sacerdoti e vescovi cattolici verso minori aggiungono da oggi con forza un quarto elemento che non potrà più, per fortuna, essere messo in secondo piano: la tutela dell'innocenza, che di tutte le qualità umane rappresenta la sfera più intima della persona umana. L'innocenza del cuore e del corpo è il luogo dove risiede la scintilla divina presente in ciascuno di noi. È la nostra parte più delicata e fragile, ciò che ci rende uomini in quanto non schiacciati dalla forza degli istinti ma capaci di usare di essa e per questo anche passibili di rovinarla, solo attraverso una nostra libera scelta. Nel Vangelo è lo stesso Signore a condannare senza appello, invitando a mettersi una macina da mulino al collo e a gettarsi in un fiume, chi viola questo santuario umano e divino insieme.
Abusando del presente il pedofilo rovina anche il futuro della sua vittima, presentandogli il male e la violenza come un bene da accettare nel dramma del silenzio e della disperazione. Doveva parlare prima il Papa? Alcuni formulano questa domanda. Benedetto XVI ne parla dall'inizio del suo pontificato. E Joseph Ratzinger ha agito su questo fronte anche prima, su mandato di Giovanni Paolo II, con disposizioni chiare e concrete agli episcopati di tutto il mondo. Basteranno queste parole a mettere la coscienza della Chiesa in pace? Personalmente credo di no.
Il lavoro deve essere preventivo e non solo repressivo, quando ormai il delitto è stato compiuto. La formazione sacerdotale in materia di sessualità è ancora carente. I seminari accolgono i candidati al sacerdozio in una gabbia dorata distante dalla normalità delle relazioni umane (non dimentichiamo che un altro problema rimane quello - taciuto e spesso sofferto - dell'omosessualità tra ecclesiastici).
Occorre che i seminari diventino luoghi di confronto sincero sulle difficoltà dei singoli. Occorre che i veri impedimenti al ministero siano i segni che portano in direzione di questi abusi (e non, come capita ancora troppo spesso, la personalità forte o il carisma eccentrico e per questo poco gestibile di alcuni seminaristi). Occorre soprattutto dare fondamento teologico al celibato sacerdotale che è sempre più visto come modalità di favore per la qualità di vita del clero e non come appassionata donazione al ministero ecclesiastico.
In ogni caso Benedetto XVI ci ha regalato un passo importante e decisivo. E sapere che la Chiesa, oltre alla vita, alla famiglia e all'educazione spenderà meglio le sue forze anche a difesa dell'innocenza, come una sedia a cui è stata aggiunta una quarta gamba, renderà il suo magistero un importante e sicuro punto di appoggio per l'uomo in cerca del senso della vita.