Il difetto fondamentale di essere un autore

Luigi Mascheroni

Leggendo i nuovi racconti di Luca Ricci, I difetti fondamentali (Rizzoli), si può legittimamente credere che l'autore pensi degli scrittori tutto il male possibile, chiudendo un occhio sulla circostanza di essere uno di loro.

Scrittore specializzato in racconti e raccontatore specializzato in scrittori, Luca Ricci - pisano, quarantenne, anche giornalista culturale e insegnante di scrittura creativa - mette in fila 14 storie di gente che con la scrittura&affini ha a che fare per scelta, o per sfortuna, o per caso, o perché prima ha fallito in tutto il resto e non le è rimasto che quello. La penna e la pena. (E, detto da me che non sono scrittore, ma gli scrittori ho imparato a conoscerli bene, c'è da divertirsi. Fidatevi, ndr).

Comunque, ci sono studenti alternativi e prof universitari odiati dall'Accademia perché scrittori di successo (Il rothiano, un bel racconto anche su scrittura e sesso). Ci sono i tormenti di un (giovane) editor, variazione brillante sul tema dei rifiuti eccellenti (Il rifiutato) e le disavventure di un intellettuale eretico, citazione agra sul lavoro culturale (L'adultero). Ci sono scrittori che scambiano i propri ricordi giovanili per la Storia e le paturnie personali per Letteratura (L'affittacamere), scrittori all'inseguimento del fantasma verità/finzione, quelli impantanati nella stagnante questione del rapporto talento/mercato, quelli ossessionati da premi letterari e successo (Lo stregato, il racconto più bello), quelli indecisi tra letteratura/giornalismo, o tra realismo/realtà, o tra scrittura/erotomania (ma non sono la stessa cosa?)...

Ecco, le storie. Poi, c'è il resto. E il resto è un libro di uno scrittore che - fra omaggi a Bianciardi, Morselli e Flaiano - prova ad andare oltre i soliti (e qui cito a memoria) gialli, thriller, noir, i libri dei comici, le biografie dei tennisti, quelle dei calciatori!, quelle dei cuochi!!, e tra poco quelle dei rapper!!! Un libro che ride amaro sulle presentazioni pulciose dei libri, sul classico «intellettuale engagé tutto pizzetto, pipa e servilismo nei confronti dei suoi totem culturali e protettori politici», sulle poetesse «cosmiche» (e comiche)... e piange divertito sui luoghi comuni (veri) come il fatto che «in tv la profondità non esiste», su alcune impietose regole di vita («La sfortuna di un libro si calcola in base alla lontananza - metri, scaffali, stanza - in cui viene a trovarsi rispetto al best seller del momento»), e sull'aforisma letterario più bello (di Karl Kraus) mai scritto: «Ci sono due specie di scrittori. Quelli che lo sono, e quelli che non lo sono». Luca Ricci appartiene alla prima.