La differenza sessuale è nella natura neppure la scienza può cancellarla

Umberto Veronesi, il nuovo Darwin in materia di sessualità? La risposta sembrerebbe affermativa, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi ad un quotidiano nazionale. Il famoso oncologo ipotizza infatti una società destinata a diventare bisessuale, incamminata verso un «modello unico» di sessualità. La causa, di tipo culturale, sarebbe legata al raggiungimento della parità dei sessi, con conseguente attenuazione delle differenze sessuali e con uomini sempre meno virili e donne sempre più mascoline. Un fenomeno destinato a privilegiare la relazione affettiva nei rapporti sia etero che omo, a scapito di quella riproduttiva, considerata secondaria o comunque risolvibile facilmente con la moderna biotecnologia.
Di condivisibile, le riflessioni del professor Veronesi hanno il merito di ricordarci che i rapporti affettivi non possono ridursi a fatto genitalista, quasi che la sessualità fosse una questione esclusivamente fisico-organica.
Essa appare invece come la disponibilità a mettere insieme la complessità della persona umana, nei suoi aspetti fisiologici, ma anche in quelli psicologici e spirituali. Anzi, è proprio nella capacità di coniugare la totalità di fisicità, ragione, sentimenti, emozioni ed etica, che fiorisce l’espressione più matura della sessualità. In questo senso essa esige un’educazione permanente, proprio perché sessuati si nasce ma capaci di relazioni sessuali si diventa.
Potrebbero sembrare considerazioni ovvie, se non fosse che la cultura contemporanea, da quella mediatica a quella mutuata dal vissuto, privilegiano comportamenti predatori che si esauriscono in un «consumismo» senza anima e senza speranza. L’impressione che si ha, osservando molte giovani coppie, è che mettano insieme spicchi della propria vita, piuttosto che la complessità delle loro persone. Gente che dà qualcosa di se stessa in percentuali diversificate, quasi che lo stare insieme fosse più simile ad un contratto che non ad un patto morale di condivisione.
Spesso si formalizza un’unione senza mai aver parlato delle proprie convinzioni profonde, delle relazioni parentali, della visione religiosa della vita... lasciando al dopo la fatica di coniugare posizioni spesso inconciliabili.
Su questo versante il mondo degli adulti è colpevolmente debitore nei confronti delle nuove generazioni, visto che l’educazione sessuale, intesa come pedagogia all’amore e non soltanto come profilassi sanitaria o strategia di piacere, tocca livelli di analfabetismo come in pochi altri ambiti.
Se le dichiarazioni di Veronesi hanno il merito di richiamare a questa responsabilità profonda dell’amore, ben vengano.
Non condivisibile risulta, invece, l’affermazione che la parità, per essere conseguita, abbia bisogno di attenuare l’essere maschio e femmina. Una lettura, comune peraltro a molti uomini di scienza, che tende a privilegiare il principio di cultura su quello di natura, quasi che quest’ultima fosse ininfluente nel determinare gli equilibri delle relazioni. Una realtà valida, al massimo, per la meteorologia, l’ecologia e le diete, ma assolutamente rimossa nelle dinamiche che riguardano le persone. Una prospettiva ovviamente senza fondamento oggettivo, perché la parità e l’armonia non si raggiungono eliminando le differenze, ma valorizzandole al massimo. Mounier parlerebbe di «volume totale», nel senso che ogni persona è chiamata ad esprimere in pienezza il suo essere uomo e donna in una conquista mai definitiva. È una condizione indispensabile perché, non solo il rapporto personale, ma tutta la società tragga beneficio da queste due diverse ricchezze condivise. In senso fisico, procreativo, ma anche culturale e sociale.
È singolare come oggi si faccia un’enorme fatica a trovare il coraggio di affermare la diversità sessuale come sorgente di crescita oggettiva, quasi si trattasse di un moralismo che può interessare, al massimo, la lettura biblica di matrice cattolica. Dimenticando, invece, che l’essere maschio e femmina attinge la propria forza nella natura stessa, che non è né laica né clericale, né antica né progressista. È il Dna dell’uomo, il mistero della vita di tutti i tempi, che ha il linguaggio più forte di qualsiasi cultura alternativa.
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