«Come è difficile aprire una chiesa in quei Paesi dove regna il Corano»

Andrea Tornielli

«Per quelle vignette bisognava chiedere scusa e il premier danese avrebbe fatto bene a ricevere i musulmani...». Monsignor Anthony Theodore Lobo, classe 1937, vive dentro allo «scontro di civiltà»: è il vescovo di Islamabad, in Pakistan, dove ieri la folla ha protestato violentemente per le vignette «blasfeme» attaccando le ambasciate occidentali. Il prelato, di passaggio a Milano, ha incontrato i giornalisti nella sede dell’Avsi, la ong italiana presente in 35 Paesi poveri del mondo, che sta aiutando la scuola cattolica College Ave Maria di Islamabad.
Qual è la situazione dei cristiani in Pakistan?
«Siamo una minoranza, il 2 per cento di una popolazione al 96 per cento musulmana. I cattolici sono l’uno per cento. Rispetto a cento anni fa, oggi viviamo fianco a fianco con gli appartenenti ad altre religioni, in particolare con l’islam. Ma la mentalità non è cambiata e non sempre risulta facile convivere. In ogni caso la nostra presenza è apprezzata, dato che abbiamo scuole e ospedali: il presidente e il premier del Pakistan hanno studiato nella scuola cattolica di Islamabad».
Siete liberi di costruire chiese?
«Dal punto di vista legale, sì. Se ci procuriamo la terra, possiamo ottenere il permesso. Il problema è poi realizzare l’opera. Perché una cosa è il governo centrale, un’altra i governi locali. Una comunità protestante è stata costretta a cambiare tre volte il luogo perché i “vicini” musulmani protestavano».
Quando avvengono queste proteste, il governo vi protegge?
«Dipende. Se sono preparate e dunque c’è un preavviso, sì. Qualche tempo fa c’è stata una protesta contro la nostra scuola cattolica. La polizia ha mandato cinque agenti, i manifestanti erano cinquemila e i poliziotti sono stati i primi a darsela a gambe... Allora sono uscito io e mi sono messo a parlare con chi protestava. Tutto è finito bene».
Che cosa possono fare gli occidentali per aiutarvi?
«Accogliere i musulmani, dialogare con loro perché così possano dire ai loro correligionari che vivono nei Paesi islamici di essere stati accolti bene...».
Bisogna insomma dialogare con l’islam moderato...
«E con quale altro islam vorrebbe dialogare? I moderati sono ancora la maggioranza. Anche gli aiuti umanitari sono molto importanti. A me avevano sempre negato il permesso di costruire una nuova chiesa in Kashmir, dove i cristiani sono appena 32. Ma dopo il terremoto, e i tanti aiuti arrivati dai Paesi cristiani, dopo che noi stessi abbiamo aiutato i terremotati, senza distinzione di religione, le cose sono cambiate e ci hanno dato il permesso di farlo».
Sulle vignette che cosa pensa?
«Sono state un errore. Quello che in Danimarca è uno scherzo qui è vissuto come una bestemmia: io credo che sia necessario rispettare la sensibilità religiosa delle persone».