Diminuiscono i Paesi boia, crescono le esecuzioni

Nel 2007 è diminuito il numero dei Paesi
che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali, ma è aumentato
il numero delle uccisioni. Con 5mila esecuzioni all'attivo, il tragico primato va alla Cina. Seguono l'Iran (355) e l'Arabia Saudita (166)

Roma - Siamo arrivati a quota 5.851. Nel 2007 diminuisce il numero dei Paesi che fanno ricorso alle esecuzioni capitali, ma aumenta il numero delle uccisioni. Mentre l'Italia si interroga choccata sulla sedia elettrica finta posta in un luna park alle porte di Milano, il rapporto 2008 di Nessuno tocchi Caino, "La pena di morte nel mondo", torna a condannare i Paesi boia del mondo. Con 5mila esecuzioni all'attivo, il tragico primato va alla Cina che, in occasione dei Giochi olimpici, ha emesso il 30 per cento in meno di condanne a morte.

I Paesi boia nel mondo Ad oggi gli Stati che mantengono la pena di morte sono 49, a fronte dei 51 del 2006 e dei 54 del 2005. In diminuzione anche il numero di Paesi che vi hanno fatto ricorso: 26 a fronte dei 28 del 2006. Tuttavia, è aumentato il numero delle esecuzioni nel mondo: 5.851 a fronte delle almeno 5.635 del 2006 e delle 5.494 del 2005. Un incremento dovuto alla forte escalation di esecuzioni registrate in Iran, dove sono aumentate di un terzo, e in Arabia Saudita dove sono quadruplicate. Dei 49 Paesi mantenitori della pena di morte, 39 sono paesi dittatoriali, autoritari o illiberali: in 21 di questi paesi sono infatti state compiute almeno 5.798 esecuzioni, pari al 99% del totale mondiale.

Il primato della Cina Un paese solo, la Cina, ne ha effettuate almeno 5.000, circa l’85,4% del totale mondiale, mentre l’Iran ne ha effettuate almeno 355, l’Arabia Saudita 166 e il Pakistan almeno 134. In realtà, le cifre riportate dall'associazione non sono (e non possono essere) precise. Di dati ufficiali non ce ne sono. Le vittime delle autorità cinesi, per esempio, potrebbero essere circa 6mila secondo i calcoli fatti dalla Fondazione Dui Hua. Per la Fondanzione, le Olimpiadi di agosto avrebbero, tuttavia, favorito una riduzione pari a un 25-30 per cento rispetto all’anno precedente (ne aveva stimate almeno 7.500 nel 2006). Il dato è emerso il 9 maggio 2008, si precisa nello studio, durante un forum svoltosi nella provincia cinese di Liaoning, che ha visto giuristi, ricercatori e magistrati di Cina e Regno Unito affrontare il tema dell’abolizione o della limitazione della pena di morte. Secondo Li Wuqing, giudice presso il primo tribunale penale della Corte suprema del Popolo, la restituzione alla stessa Corte del potere esclusivo di approvare le condanne a morte ha portato i tribunali del paese a gestire i casi capitali in maniera più prudente.

Le esecuzioni negli Stati democratici Il restante 1 per cento delle esecuzioni, pari a 53, sono state eseguite in quattro Paesi democratici. Dagli Stati Uniti (42) al Giappone (9), fino all'Indonesia e al Botswana. In questi Stati, si conferma, comunque, la tendenza positiva verso l’abolizione della pena di morte, in atto da oltre 10 anni. Dei 148 Paesi o territori che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica, 95 sono oggi totalmente abolizionisti, mentre 41 quelli abolizionisti di fatto, che non eseguono cioè sentenze capitali da oltre dieci anni.

I dati per il 2008 Nel 2007 e nei primi sei mesi del 2008 non si sono registrate esecuzioni in tre paesi che le avevano effettuate nel 2006: Nigeria (almeno 7), Giordania (almeno 4) e Uganda (2). Ancora una volta, si sottolinea nel rapporto, l’Asia è il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. Le Americhe sarebbero un continente praticamente libero dalla pena di morte, se non fosse per gli Stati Uniti, l’unico paese del continente che ha compiuto esecuzioni nel 2007: 42 le persone giustiziate (erano state 53 nel 2006 e 60 nel 2005). In Europa, è ancora la Bielorussia a costituire l’unica eccezione in un continente altrimenti totalmente libero dalla pena di morte. Almeno un'esecuzione è stata effettuata nel 2007 e altre tre nei primi mesi del 2008.