La «disinformacija» passa da Garzantine e cruciverba

Dicono che l’egemonia comunista non è mai esistita e, oggi, poi, neanche a parlarne, altrimenti si rischia di passare da trogloditi. Eppure, le cose non stanno così. La disinformazione corre e ricorre sul filo, essendosi variamente ed insidiosamente infiltrata e camuffata, mirando, comunque, all’obiettivo di sempre: far carne di porco della verità.
A riprova degli agguati della strategia disinformatrice, ecco il numero 3898 della Settimana Enigmistica, cruciverba numero 98130, a firma G. Di Muro, 1 orizzontale: «Gramsci ne fu il fondatore». Le caselle da riempire sono tre. Il solutore non può non scrivere: PCI. Tuttavia, si tratta di una menzogna, creata negli anni del Cominform per glorificare Togliatti, attraverso il binomio santo (e falso) «Gramsci e Togliatti», una bestemmia (contro il povero Gramsci) che credevo morta e seppellita. Gramsci non fu fondatore di un bel niente, visto che al teatro comunale Goldoni di Livorno, al congresso socialista, che, nel gennaio 1921, registrò la scissione del Psi e la nascita del Partito comunista italiano, Gramsci non era stato neppure invitato. E con lui Palmiro Togliatti, rimasto a casa. Furono entrambi esclusi per la semplice ragione ch’erano stati mussoliniani, gentiliani ed interventisti.
Ciò, per la verità storica e con tutto il rispetto per Antonio Gramsci, comunista di ben altra caratura morale rispetto al carnefice Ercoli. Nessun rispetto, da parte mia, invece, per il signor G. Di Muro. Nessun rispetto, inoltre, anche verso la più recente Garzantina, l’enciclopedia universale, distribuita e venduta dal Corriere della Sera, direttore responsabile Paolo Mieli, che non s’è curato neppure di dare uno sguardo a ciò che rifilava ai lettori. Ebbene, sull'ultima Garzantina, pagina 909, alla voce «Laogai», i verbi sono sempre usati al passato remoto («...vi furono detenute milioni di persone, molte delle quali morirono per le pessime condizioni di vita») e all’imperfetto («Negli anni ’50 e ’60 prevalevano i prigionieri politici... Un’altra rete del sistema penitenziario cinese, il laojiao (“rieducazione attraverso il lavoro”) era riservata a detenuti accusati di reati minori...».
Insomma, per la nuova Garzantina, i Laogai sono orrore superato, passato conchiuso. Tuttavia, di cotesti lager «per la correzione attraverso il lavoro» - più o meno il medesimo concetto che campeggiava sui Gulag e sui campi di concentramento nazisti - ne esistono, oggi, oltre mille e le condizioni di vita sono, se possibile, ancora più disumane di quelle della stagione maoista. Sarebbe opportuno che qualcuno informi Garzanti, nonché Paolo Mieli, del fatto che proprio all’interno dei Laogai si cela il segreto del miracolo economico cinese, fondato, appunto, sul lavoro schiavizzato, sulle fabbriche-lager, sulla totale mancanza di diritti (non dico sindacali, ma anche soltanto degli elementari diritti umani), sulla bestiale spremitura della forza-lavoro sino alla morte, anch’essa, peraltro, portatrice di ottimi profitti attraverso l’espianto e la vendita a prezzi concorrenziali, da parte dello Stato cinese, degli organi dei detenuti. I Laogai odierni sono i grandi mattatatoi del secolo XXI, dove si macella esclusivamente carne umana. Il Corriere della Sera, avendo propalato notizie false e tendenziose, nascondendo i crimini contro l’umanità perpetrati, adesso, in Cina, dovrebbe chiedere pubblicamente scusa e rimborsare quanti hanno pagato a caro prezzo non l’erudizione ma la solita vecchia stantia disinformacija.