Disse a Rocky «ti spiezzo in due», poi è sparito

«Non ho voluto continuare la saga con Stallone, ora dirigo e interpreto i miei film nell’Europa dell’Est»

da Ischia

Ci sono attori a cui basta una frase per entrare nella storia del cinema. Dolph Lundgren è uno di questi. «Ti spiezzo in due». Ricordate? Era l'avvertimento che Ivan Drago lanciava minaccioso al Sylvester Stallone di Rocky 4 sul ring del campionato mondiale mediomassimi di pugilato. Pochi minuti per la gloria. Anche tra i curiosi dell'Ischia Global fest la gente lo chiama dalla spiaggia mentre lui beve un caffè con la moglie svedese: «Ivan, Ivan Drago». E tanti ciao ciao con la manina.
Non lo chiamano Dolph. Semplicemente perché forse non sanno nemmeno come si chiami, l'attore svedese, 51 anni e un fisico ancora scolpito. Dispiaciuto per questo? «Niente affatto», risponde con consapevole rassegnazione Lundgren. «Del resto so bene che quello è stato il punto più alto della mia carriera. E su quel ruolo ci ho campato per anni. E sono felice». Non che Lundgren, campione svedese di arti marziali, dopo quel film abbia smesso di fare l'attore. Ha continuato ciondolando dagli Stati Uniti all'Europa in cerca di un'altra occasione forte. Che non è più arrivata: «Ho la coscienza a posto - dice Dolph con un sorriso - non ho mai rifiutato una parte che fosse almeno interessante. E se penso ai miei amici d'infanzia a come mi è andata la vita mi ritengo un uomo fortunato. Che ha sposato una donna che ama e dalla quale ha avuto due splendide figlie».
La famiglia Lundgren vive da tempo a Marbella, in Spagna. Ma nemmeno lì è famoso. «A volte mi chiedo perché solo qui da voi tutti mi riconoscano per strada. Forse il merito è del doppiaggio, quella frase nella versione originale era diversa, meno penetrante». Certo, avesse accettato di continuare la serie.... «È vero, avrei potuto. Quando Sylvester è tornato al cinema con la saga di Rocky me lo ha proposto. Ma io non ho voglia di tornare indietro. Il passato e il passato. Ogni volta che incontro Stallone nei miei soggiorni americani glielo ripeto».
Viaggi sempre più radi. Perché il grosso della carriera artistica di Dolph si svolge soprattutto in Europa dell'Est. Dirige e interpreta i suoi film, Lundgren, come l'ultimo commander ambientato a Mosca durante un concerto rock nel quale lui, responsabile dei servizi segreti russi deve sventare il rapimento della figlia del Presidente. «Come vede, un altro ruolo da russo. Ormai la gente comincia a credere che io non sia svedese. Del resto dalle mie parti, Bergman a parte, il cinema è poca cosa».