Il disturbo bipolare porta spesso il paziente a superare la frontiera dell’annientamento

Karla Dougherty, americana, scrittrice in ambito medico , ha vissuto fino a quarant’anni tra ansia, ossessioni e paure. Dopo anni di diagnosi sbagliate e inutili cure per la depressione, ha finalmente scoperto qual’era il suo problema: il disturbo bipolare II. Un disturbo medico legato alla biologia del cervello. Da quel momento la sua vita è cambiata. Ora in un libro, «Una diversa follia» (Sperling & Kupfer, 256 pagg, € 18, supportato da AstraZeneca e con la collaborazione di Progetto Itaca). La Dougherty racconta la sua storia, spiega come riconoscere i sintomi e come affrontare il disturbo bipolare II. Una patologia che colpisce il 2-5 per cento della popolazione europea e tra i due e i tre milioni di italiani. Con un’età media di insorgenza intorno ai 21 anni. «Il disturbo bipolare II è una forma meno grave di bipolarità», dice il professor Carlo Altamura, direttore della clinica psichiatrica università di Milano Policlinico con un Centro dedicato allo studio e trattamento dei disturbi dell’umore, curatore dell’edizione italiana del volume. «Anch’esso è caratterizzato da alternanza di fasi eccitatorie e depressive, che si manifestano però in modo più sfumato rispetto al bipolare I: la fase eccitatoria generalmente si evidenzia sotto forma di irrequietezza e irritabilità, mentre la depressiva è più evidente e spesso mostra caratteristiche di atipicità». Nel bipolare II l’aspetto depressivo è prevalente. «Ed è proprio in questa fase che la maggior parte dei pazienti cerca aiuto», sottolinea il professore. Motivo per cui la malattia spesso non viene riconosciuta subito, ma confusa e trattata come depressione unipolare (nel 72 % dei casi). Ma precocità di intervento farmacologico appropriato e continuità della terapia sono punti cardine nel trattamento delle bipolarità. «Un trattamento precoce - prosegue Altamura- può evitare il suicidio del paziente».