Dittatori si nasce. Lo dice il Dna

Ma cattivi si nasce o si diventa? Il comportamento dipende dai caratteri ereditari, condizionati dai geni, oppure dall’educazione e dall’ambiente?
È una domanda su cui si arrovellano genetisti, sociologi e antropologi. Ovviamente dando risposte diverse. I primi hanno sempre sottolineato l’importanza del codice genetico, che poco democraticamente favorisce alcuni e sfavorisce altri. Sociologi e antropologi hanno, invece, sempre tifato per i «memi», l’equivalente di un gene a livello culturale. Un messaggio sociale che ci fa agire in un certo modo.
In questo dibattito negli ultimi anni però sono emersi dei dati, attendibili, che dimostrano l’influenza innegabile del Dna sul comportamento. Adesso lo conferma anche un articolo appena pubblicato dagli studiosi dell’Università di Gerusalemme sulla rivista internazionale Genes, Brain and Behavior.
Gli scienziati israeliani hanno condotto un esperimento per determinare gli effetti sul comportamento del gene AVPR1a che sarebbe responsabile di attitudini sadiche ed egoiste. Dopo aver reclutato 200 soggetti e aver mappato i loro geni li hanno fatti partecipare ad un gioco di ruolo, conosciuto come il «Piccolo dittatore». Le regole della simulazione sono semplici bisogna usare del denaro per acquisire le risorse di uno stato ipotetico. Metà dei giocatori hanno un capitale virtuale a disposizione, gli altri no, possono partecipare solo se i primi li foraggiano con dei prestiti. Bene il 18 per cento dei membri del primo gruppo si è tenuto tutti i soldi.
E una volta confrontato questo risultato con i campioni genetici è risultato che chi era dotato del gene AVPR1a sembrava essere maggiormente propenso ai comportamenti egoistici e anche a qualche punta di sadismo.
Certo sugli esiti sono prudenti anche i ricercatori capitanati dal professor Richard Ebstein. Ma il rapporto gene-comportamento sembra comprovato. E la domanda adesso diventa: come geni e ambiente interagiscono? Quando una propensione egoista si trasforma in sadismo? Difficile dare risposte univoche ma alcune indicazioni ci possono venire da altri esperimenti come quello, storico, condotto nel 1971, dallo psicologo Philip Zimbardo a Stanford. Studenti si divisero per simulazione tra carcerieri e vittime. In pochissimo tempo pacati studenti rivestiti di «autorità carceraria» si trasformarono in aguzzini. E leggendo il resoconto che Zimbardo fa del mutamento, appena pubblicato in italia da Cortina (L’effetto lucifero. Cattivi si diventa? pagg.733, euro 34,80), vengono i brividi.
Così forse non si può negare che qualcuno ha un gene «cattivello» ma il male vero per nascere e germogliare, come il bene, ha sempre bisogno di essere coltivato ad arte. Senza tanta scienza e senza geni le nonne una volta dicevano: «Anche i fanciulli ben nati vogliono essere educati».