Diversi anche a tavola: sushi contro polenta

Caterina Soffici
Ecco un breve «dizionario parallelo» che mette a confronto la visione della vita propria dell’Ateniese e del Beota.
ALTRO. Per l’ateniese o l’altro è un altro ateniese o è uno sciocco. Apparentemente accetta l’altro e lo straniero fintanto che si adegua al suo stile di vita. Per il beota l’altro è lui stesso: il beota non ha un senso molto spiccato dell’«io». Il beota a volte non accetta lo straniero, e lo dice: al limite lo bastona, ma non cerca di cambiarlo.
AMICI. L’ateniese ne ha molti, tutti ateniesi. Con loro parla di donne, politica, calcio. Il beota ne ha pochi. Con loro non parla ma gioca a carte al bar.
AUTOMOBILE. L’ateniese ne ha due, una grande e una piccola. Il beota ne ha due: una grande e un’altra ancora più grande.
CALCIO. L’ateniese crede di capirne qualche cosa. Ma va raramente allo stadio. Proprio per questo crede di capirne qualche cosa. Il beota è della Juve. E quando la Juve perde lui non fa una piega.
CASA. L’ateniese la vuole grande per ospitare gli amici. Il beota la vuole grande perché in quella dove vive non ci stanno tutti i figli.
CITTÀ. L’ateniese è metropolitano ma idealizza la vita bucolica. Vorrebbe vivere in campagna, ma non sopporta l’odore delle vacche, il frinire dei grilli e le zanzare. Per lui agreste è sinonimo di Suv a trazione integrale e scarpe scamosciate. Il beota è profondamente terragno. È allergico all’asfalto e all’aria condizionata, indossa scarpe con la para, ma le vorrebbe scamosciate.
CUCINA. L’ateniese ama la cucina raffinata e non disdegna esperimenti etnici. Segue le mode, ma non ne diventa mai schiavo: nouvelle cuisine e sushi si provano ma non diventano piatti quotidiani. È più per il risotto che per la pastasciutta. Il beota invece si nutre con piatti della cucina tradizionale: polenta taragna o pasta con le sarde. Preferisce mangiare in casa più che al ristorante. Se però si innamora di un luogo o di un piatto particolare non lo molla più.
CULTURA. Per un ateniese la cultura è orientata verso il futuro. Il suo modello culturale è un centauro con la pelle di colori diversi ma una sola testa (pensiero unico). Per un beota la cultura è un rapporto con le origini (un solo pensiero).
DONNE. L’ateniese vuole sedurle e ne viene sedotto. Il beota vuole possederle e le possiede.
ÉLITE. Per un ateniese la cultura è dominata da un’élite ben coesa che impone il gusto dominante, decide ciò che è dentro e ciò che è fuori dal «dibattito culturale» (i libri «giusti», i film «giusti» ecc.) e si autopone come garante morale di un Paese. I beoti non sono mai riusciti a comporre un’élite, per il beota il valore della tradizione o religioso è più importante di quello etico. Va da sé che tra i beoti c’è molta zavorra: incapaci, imbroglioni, arroganti, ecc.
INFANZIA. L’ateniese la ricorda con rimpianto perché diceva che da grande voleva fare il pompiere. Il beota la ricorda con piacere perché diceva che da grande voleva fare l’avvocato.
LAVORO. L’ateniese lavora 18 ore al giorno e quando si sente «stanco di testa» prende qualcosa per tirarsi su. Il beota lavora 10 ore al giorno e quando si sente stanco va a letto.
LIBRI. L’ateniese ne ha tanti ma ne legge pochi. Il beota ne ha pochi ma se li fa bastare.
LOCALISMI. Per l’ateniese possono essere oggetto di studi sociologici o antropologici, ma di per sé non sono cultura (a meno che non documentino realtà che sono già culturali, ma per altre ragioni - es.: il chador ecc.) Per il beota sono la condizione normale, il liquido amniotico della cultura.
MOGLIE. L’ateniese è divorziato o almeno separato, e ha qualche “storia” la cui importanza, parlando con gli amici, minimizza. Il beota è felicemente sposato. Quindi non ha “storie” di cui parlare con gli amici. Se ha un’amante è quella e basta.
PASOLINI. Per l’ateniese è un ateniese che rimpiange l’Arcadia (versione innocua della Beozia). Venerato più che amato. Per un beota è un beota traditore. Amato più che venerato.
POPOLO. Per l’ateniese è da evitare. Se non lo si può evitare bisognerà educarlo. Ma amarlo mai. Per il beota il popolo è tutto. Un beota senza popolo è un vero beota!
PROVINCIALISMO. Per un ateniese è il peggiore dei mali. Rischio dell’ateniese: cercare l’internazionalità a tutti i costi, con il risultato di essere ancora più provinciale. Per un beota è una condizione mai abbastanza conquistata. Rischio del beota: il particolarismo bieco.
RELIGIONE. Per l’ateniese va sempre benissimo, basta che sia un fatto di coscienza personale, senza fanatismi. Per il beota può andare malissimo, ma se va bene va presa integralmente, compreso il culto delle reliquie.
SPORT. L’ateniese ne ha praticati alcuni, in gioventù. Oggi fa soltanto palestra. Il beota ne ha praticati molti, in gioventù, ma senza saperlo.
TEMPO. Per un ateniese il tempo è in linea retta, in continuo progresso. Nulla si ripete uguale. Per un beota il tempo è circolare. Il beota si adegua alle stagioni: primavera, estate, autunno, inverno. E ancora primavera...
VACANZE. L’ateniese ci va spesso (viaggia molto) ma non si diverte. Il beota non ci va quasi mai (odia viaggiare) ma trova Rimini affascinante.
VALORI. Per l’ateniese sono la coerenza e il buon accordo con gli altri ateniesi (il realismo si può sacrificare). Per il beota è il realismo (la coerenza si può sacrificare, così come l’accordo con gli altri beoti).
(Ha collaborato Lorenzo Scandroglio)