Il «divino» bestiario di Dante

In un volume gli animali e la caccia tratti dalla "Commedia" e visti con gli occhi del Sommo poeta nelle vesti di etologo e cacciatore

Il divino bestiario di Dante esce dagli scaffali delle biblioteche e dal sapere dei dotti per approdare in libreria dove un nuovo studio si pone come scopo lo studio della Divina Commedia da un punto di vista animale. Stavolta infatti sotto i riflettori entra la fauna e, più in generale, la caccia come unico elemento di contatto con l'uomo. L'operazione avviene per merito del romagnolo Giorgio Zauli, docente di italiano e appassionato d'arte venatoria che ha saputo coniugare in un volume entrambe le sue passioni di una vita. Ne è uscito un volume di non impegnativa lettura, Animali e cacce nella Divina Commedia - Dante falconiere ed etologo (Sarnus editore, pp. 144, 15 euro) che avvalendosi di un interessante supporto iconografico, fa luce su un aspetto finora approfondito dagli studiosi in via preferenziale per illustrare il rapporto tra le bestie citate e il valore metaforico e simbolico che esse rappresentano nell'universo dantesco. Con più modeste pretese interviene questo apprezzabile testo di Zauli intento a sgombrare il campo da equivoci legati alle caratteristiche morfologiche di questi animali. L'opera del Sommo poeta, come si sa, è ricchissima di fauna già dalle prime terzine dove una lonza, un leone e una lupa rappresentano lussuria, superbia e avarizia per poi estendersi a creature mitologiche alle quali è spesso attribuita una funzione animale («Stavvi Minos orribilmente e ringhia») benché spesso in forma allegorica. Un consistente tratto del libro è naturalmente dedicato alla parte ornitologica: gli uccelli assolvono infatti molteplici ruoli sia nella letteratura sia nell'arte venatoria. Al contempo prede e predatori, i volatili pennuti sono il bersaglio del cacciatore, ma anche i suoi più stretti collaboratori e si pensi a questo proposito alla caccia con il falco. Alla falconeria è dedicata una sezione importante dello scritto di Zauli che dà spazio anche a veltri e segugi, da sempre fedeli aiutanti dei cacciatori. Ma non è tutto, perché il libro mostra un suo spessore e una sua specificità anche nel tentativo di valorizzare la figura di Dante non soltanto come Sommo poeta dell'intera letteratura italiana ma anche come attento etologo che forse, è questa l'ipotesi lasciata trasparire dalle pagine del volume, potrebbe essere stato anche un appassionato cacciatore.