«Dobbiamo portare l’arte fuori dai musei e apriremo nuove aree archeologiche»

È «antico» il futuro di Roma e passa per la riscoperta del mecenatismo, piccolo e grande, come strumento per valorizzare la cultura, sottraendola al peso della crisi con i relativi tagli. D’altronde, nei momenti difficili è proprio questo settore, considerato un lusso per l’anima - altro lusso, forse - il primo a correre il rischio di essere tagliato e dimenticato. A lanciare un nuovo modello di «resistenza» culturale è Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura del Campidoglio.
Il Comune per guardare al domani ha scelto di puntare sulla tradizione: può essere la chiave di volta per superare le difficoltà attuali?
«Puntare sulla tradizione non significa essere passatisti né tentare di fare folclore, ma promuovere i codici identitari. Il passato può diventare una prospettiva se reinterpretato con i canoni della modernità. È la nostra strategia: non a caso abbiamo scelto di valorizzare la figura di Michelangelo architetto come risposta agli interrogativi su tendenze e direzioni dell’architettura contemporanea. Roma deve puntare sul passato per diventare la capitale italiana di Antico e Rinascimento».
Dalla teoria alla pratica, questa filosofia del futuro antico come interesserà le aree archeologiche capitoline?
«Stiamo per lanciare un bando per imprenditori, anche piccoli e medi, ai quali affideremo la gestione di attività culturali per un anno in 21 luoghi cosiddetti minori, ovviamente sotto la supervisione della Soprintendenza. Ne garantiremo così l’apertura al pubblico per quattro giorni a settimana, oltre a ottenere alcuni interventi di riqualificazione. I luoghi coinvolti saranno molti e diversi, dall’Auditorium di Mecenate al mitreo del Circo Massimo».
Il primo aspetto da riscoprire sarà quindi quello di Roma museo a cielo aperto?
«Sì, dobbiamo portare l'arte fuori dai musei per coinvolgere quanti sono restii ad entrarvi. Ciò si fa creando percorsi di visita alternativi come quelli michelangioleschi, che probabilmente proseguiremo dopo la fine della mostra a Palazzo Caffarelli, e come quelli che in autunno dedicheremo a Caravaggio, con alcune sorprese legate alla Festa del Cinema. Non mancheranno eventi sui maestri rinascimentali nel 2011e negli anni successivi».
Arte fuori dai musei e spettacoli nei musei: la politica di animazione delle strutture espositive, sul modello del circuito Roma di Scena, è ancora una carta vincente?
«L’iniziativa ha avuto molto successo e il merito di avvicinare all’arte i giovani. Addirittura, il Comune di Venezia vuole studiarla per riproporla. Continueremo a valorizzarla, non limitandola ai grandi eventi ma estendendola a luoghi e occasioni minori».
Intanto, i grandi eventi in arrivo sono molti.
«Partiremo dal Carnevale Romano, puntando su arte equestre e commedia dell’arte per restituire alla città la sua storia dell’intrattenimento. Non sarà un lavoro effimero ma di studio che porterà diverse pubblicazioni nelle biblioteche. Poi, nelle notti di 18, 19 e 20 settembre a Porta Pia prenderanno il via le celebrazioni per il 140° anniversario di Roma Capitale».