Dolomiti: rocce e fantasmi, letteratura da viaggio, disegni e dipinti

Un itinerario cultura tra le vette e le valli dei "Monti Pallidi", ovvero le "montagne più belle del mondo"

Milano - Sulle prime alture che separano la montagna e la pianura corre una linea di discrimine nel cammino delle vicende umane. Da una parte il mondo e la storia, dall’altra l’arcadia appartata dove ogni cosa ha sempre teso a rimanere uguale a se stessa. Oggi oltre quella soglia rimangono i fantasmi dell’antica società montanara. L’amore per la montagna è antico quanto l’uomo e la montagna stessa è stata ispirazione di scrittori come Thomas Mann o Dino Buzzati, Sten, herzog, Thoreau, fotografi come Ansel Adams, pittori del calibro di Segantini e persino nomi come Andy Warhol...

A cimentarsi con essa il Club Alpino Italiano, con tutti i suoi iscritti, l’Associazione Partigiani e gli Alpini la celebrano negli anniversari più importanti e gli amatori oltre a beneficiare delle sue vette sulle quali si arrampicano scalatori e sciatori, sono i primi a vedere con vera gioia un libro che la celebra. A questo editori come Excelsior 1881 con sede in via Lanzone 2, oppure Ponte alle Grazie (Salani editore) o ancora Valentina Edizioni (Engadina per fare un esempio), non hanno esitato a parlare e illustrare la storia delle vette che più hanno emozionato gli uomini di tutti i tempi. Fresco di stampa «Dolomiti, rocce e fantasmi» (pagine 140, 24,50 Euro) a cura di Marco Albino Ferrari e Valentino Parmiami, hanno voluto attraverso un viaggio letterario illustrato da splendidi acquarelli, stampe e disegni di ingegneria le Dolomiti «..in una libera dilatazione dello spazio geografico: lo spazio si spinge oltre i confini convenzionali dei Monti Pallidi, passa dall’Austria ai primi rilievi sopra la pianura, con Altopiano dei Sette Comuni, il Pasubio, le Piccole Dolomiti e a volte si posa su cime e piante favolose...». «Maledetto Vissinél !».

Si narra che sembrò essere stato un incantesimo a scuotere il cielo in quel limpido pomeriggio d’estate. Non poteva che trattarsi di uno strano sortilegio, di una fattura o di una stregoneria lanciata da chissà chi, tanto le nubi iniziarono improvvisamente a gonfiarsi come vele...su le montagne erano precipitate nel nero più nero, poi arrivò il vento a andate, e investì le cime dei pini trasformando il bosco in un mare di tempesta..». E’ questo che videro due coniugi anziani che narrano in forma diretta e indiretta una delle espereinze vissute tra la Valle di Braies e la Val Pusteria, al «Sas dla Porta» come dicono i latini. La posizione panoramica è all’Alpe di Fosses.

E’ stato proprio vicino alla parete della Croda del Becco che è nata la leggenda del vento Vissinél, che ci riporta al Vento Matteo di Buzzati e al film di Olmi», «I segreti del bosco vecchio». Lo studio delle nuvole con i colori più svariati, gli appunti dei primi del ’900 su carta da disegno, ben segnalano la prima tappa dell’«Alta via delle Dolomiti 1». Narrazioni di paleontologi, ci parlano di un Ursus Spelaeus, di un Brenta, Irma, Maja, Kirka, Vida, i primi maschi rilasciati nel Parco dell’Adamello Brenta e poi gole e cascate con le lore leggende e la vicenda di una grande guerra. Non è facile comprendere l’equazione «la natura selvaggia a tutti i costi e dolce e protettiva». Il Sassolungo, la Val Gardena, quella di Fassa: un mondo sommerso da amare, rispettare e temere. Lo spiega bene anche Carlo Grande in «Terre Alte.Il libro della montagna (Ponte alle Grazie, pag.220, 12 Euro): l’autore sottolinea che «La nostra fantasia è un pezzo di stoffa colorato che preme su un valico. Le nostre montagne sono quelle dei pazzi, dei poeti, dei banditi e degli innamorati». Infatti per Carlo Grande la montagna è poesia, adrenalina, entusiasmo perchè è lo stesso scenario che rapisce Cézanne o Pavese: si narra dalle Alpi di Annibale a Roncisvalle e alla Resistenza.