Don Gallo cittadino «resistente»

La cerimonia come uno show: «La Costituzione diventi testo di preghiera»

Paolo Bertuccio

Canta che ti passa. Nella sala del consiglio comunale di Campomorone, la cerimonia ufficiale per il conferimento della cittadinanza onoraria a don Andrea Gallo finisce con un «Bella Ciao» collettivo, partito, manco a dirlo, dall’ugola del «Prete Anarchico» che ha invitato a unirsi al coro tutti i presenti, compresi il presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti e il sindaco del centro polceverasco, Giancarlo Campora. Tanto per ribadire, se mai ce ne fosse stato bisogno, la natura prettamente «resistente» dell’evento.
Già, perché insieme a don Gallo l’onorificenza doveva essere ricevuta da un altro sacerdote, quel Monsignor Bartolomeo Ferrari che nel ’43 era salito in montagna con la Brigata Garibaldi per offrire conforto spirituale ai partigiani, senza per questo aver mai sparato un solo colpo. Don Berto, però, persona anziana e riservata, ha fatto sapere di essere impossibilitato a prendere parte alla celebrazione, e così l’effervescente prete no global è stato il vero protagonista della giornata. Questo anche in virtù del fatto che l’altro pezzo da novanta annunciato, il governatore Burlando, ha marcato visita per impegni sopravvenuti.
Tralasciando le più recenti diatribe che lo contrappongono alle autorità ecclesiastiche, come quella per il voto sulla fecondazione assisitita, don Gallo preferisce dichiarare tutto il proprio amore e affetto per la Valpolcevera e per Campomorone, dove fondò nel 1981 la sua prima comunità. Tutti sorridono e annuiscono, ma il pubblico, che è lì solo per questo sacerdote fuori dagli schemi, è in attesa delle uscite brillanti, dei riferimenti politici al vetriolo che hanno fatto di don Gallo un predicatore gradito più nelle piazze che nelle chiese. Saranno accontentati: era solo un preambolo, da lì il discorso vero e proprio può decollare, in un ardito, ma ormai abituale, saltabeccare tra Gesù e Togliatti: «Tutti dicono che sono un prete di sinistra: non è vero. Mi piacciono tutti gli sforzi e le idee dei movimenti e dei partiti di ispirazione comunista, socialista, ma l’unica tessera che ho sapete qual è? Il certificato di battesimo». Oppure: «Siamo tutti fratelli, perché siamo figli di Dio. Bisogna accogliere tutti, io cerco di accogliere anche i fascisti, con simpatia: quando vedo Plinio lo saluto così» e tende il braccio nel saluto romano. Per una migliore comprensione del Gallo-pensiero, occorre precisare che all’etichetta «fascisti» corrispondono svariati partiti del centrodestra.
Più che una cerimonia, è un happening. Il prete barricadero spara sapientemente tutte le sue cartucce, conscio di ciò che il «suo» pubblico vuol sentirsi dire. I poveri e i ricchi, i buoni e i cattivi. E nessun problema a mischiare sacro e profano, se di mezzo c’è la salvaguardia della Costituzione: «Per rendere valida una preghiera ci vuole l’imprimatur del vescovo: io a Tettamanzi proposi di far diventare una preghiera i primi dodici articoli della nostra Costituzione. Rimase molto colpito».
Applausi di approvazione. Poi la cantata finale, per suggellare un’altra cerimonia ufficiale sotto il segno della Resistenza.