«Don Giovanni» della pittura che giocava con le immagini

La Galleria d’arte moderna dedica una retrospettiva al celebre artista romano scomparso dieci anni fa

«Io aspetto un segnale per partire. Basta niente, un giornale, un libro, un’insegna». In queste poche parole di Mario Schifano la sua poetica, il suo modo di fare arte. A dieci anni dalla morte, la Galleria nazionale d’arte moderna gli dedica un’importante retrospettiva, la prima dedicata a questo grande artista, controverso e per questo spesso sottovalutato. Come ha detto Achille Bonito Oliva, curatore della mostra e il «più intimo nemico di Schifano», dieci anni sono stati necessari per risanare, per poter apprezzare meglio l’opera di un grande artista. Oltre 130 le opere, in un percorso cronologico, che inizia dagli anni Sessanta - ma ci sono anche alcune chicche della metà degli anni Cinquanta - e arriva fino agli anni Novanta. Un lavoro estenuante e meticoloso di ricerca dei pezzi più interessanti, di maggior pregio non solamente dal punto di vista economico ma piuttosto utili a tracciare un percorso, un filo logico capace di attraversare tutti questi decenni, e sottolineare i momenti salienti di uno tra i più prolifici artisti che ci siano mai stati in Italia. La retrospettiva, che apre oggi al pubblico, realizzata anche con il supporto della Fondazione Mario Schifano restituisce il vero valore dell’artista. Magnifici i monocromi, splendide le tele emulsionate, probabilmente i lavori più conosciuti anche dal grande pubblico. Estremamente interessante la sezione dedicata ai disegni, dove è anche esposta per la prima volta la cartella grafica realizzata con il poeta Frank O’Hara, che nel periodo di permanenza a New York era stato vicino di casa e suo stretto amico. Molto belli e forse meno conosciuti invece i lavori realizzati con le polaroid, sorta di collage attraverso i quali l’artista ritrae istanti di vita, propria e di coloro che gli sono stati da sempre vicini.
E per finire, assolutamente utili alla comprensione dell’opera omnia, i video e i brevi film, realizzati dall’artista stesso, da sempre appassionato della tecnologia e dei nuovi media.
Contemporaneamente a questa grande mostra anche un’altra, seppure più piccola, dedicata sempre a Schifano, presso lo Shenker Culture Club, in piazza di Spagna. Qui uno Schifano completamente diverso. Si tratta infatti di una vera e propria commissione. Cosa non rara per l’artista, ma in questo caso certamente straordinaria per il soggetto, la Mater Matuta, una sorta di dea generatrice, ma soprattutto per il committente, Domenico Tulino, da sempre suo grande amico e mecenate. I lavori vengono realizzati negli ultimi anni di vita del maestro, tra il ’95 e il ’96, e ben evidenziano le differenze stilistiche, ma anche la scelta dei colori, delle tecniche usate, rispetto alla produzione precedente.
Il ciclo, è composto da 28 opere tra acrilici, disegni e tre lavori a tecnica mista, tutti di grandi dimensioni. Informazioni utili: Galleria Nazionale d’arte Moderna. Schifano 1934-1998 Fino al 28 settembre; Mater Matuta piazza di Spagna 66. Fino al 15 ottobre.