A don Sciortino risponde Papa Pacelli

Caro Granzotto, nel partecipare alla Santa Messa nel Novenario di santa Teresa d’Avila in una Chiesa della mia città, incuriosito, mi sono diretto, all’ingresso, al banco della «buona stampa»: vi ho trovato Famiglia Cristiana, Nigrizia, L’Eco di San Gabriele, il periodico di sant’Antonio di Padova. Una santabarbara di titoli, in copertina e all’interno, contro Tremonti, la politica del governo, le iniziative razziste dell’esecutivo, la povertà che con Berlusconi aumenta, le pensioni che questo governo farà calare con il prossimo gennaio, la Carta Costituzionale «tradita» e via elencando. Tutto questo non è odio? Ed è giusto che l’odio arrivi sui sagrati, sugli scranni, davanti al Tabernacolo, sugli amboni? È questa, forse, per i periodici cattolici la «nuova Buona Novella?». O aveva ragione San Vincenzo de’ Paoli quando diceva che «la Chiesa è indistruttibile, la possono distruggere solamente i preti»? Mi dia coraggio, la prego.

Credo che le parole di San Vincenzo de’ Paoli fossero: «La Chiesa non ha nemici peggiori dei preti», caro Ascione. E bisogna ammettere che certi preti chiassosi e esibizionisti ce la mettono proprio tutta per dare addosso alla Chiesa, facendo fuggire il gregge. Che per non sbandarsi si rifugia, se ne ha l’occasione, in quelle Case di Dio dove i sacerdoti annunciano la parola di Dio, non salgono sul pulpito per fare della sociologia da marciapiede, da strapazzo. E la parola di Dio è amerai il prossimo tuo come te stesso. Non l’opposto, l’odierai come il tuo peggior nemico, che è in sintesi la lezione della stampa che si dice cattolica. Di questa, è Famiglia Cristiana che traccia il solco e che per averlo tracciato «con estrema spregiudicatezza nei temi morali e religiosi», una decina d’anni or sono, fu dal cardinal Ruini commissariata. Dopo un breve interregno, a Leonardo Zega, direttore storico dimissionario o probabilmente dimissionato, seguì quell’iradiddio di (don) Antonio Sciortino, sempre pronto e disposto all’antiberlusconismo. In principio Famiglia Cristiana prese a pigiare i tasti del trombone dipietrista (Berlusconi uno «spazzino», i provvedimenti sulla sicurezza fanno il paio con le atrocità naziste eccetera). Quindi, accodandosi ai repubblicones nello sfruttamento, a fini di verità, mi raccomando, del meretricio, torchiando cioè le escort, (don) Sciortino virò all’antiberlusconismo ipocritamente moralista, querimonioso e vagamente lubrico. Se il direttore di «Fanghiglia» Cristiana si limitasse a fare dell’utilidiotismo, pazienza, caro Ascione. La carne è debole, figuriamoci il cervello. È sulla difesa dei valori cristiani, che pure assicura essere in cima ai suoi pensieri, che (don) Sciortino toppa e toppa assai. Valga la copertina - ovvero la vetrina, il biglietto da visita d’ogni settimanale - che superando se stesso in quanto sacerdote, uomo e direttore, dedicò al cantante Simone Cristicchi, l’autore di Prete («Prete! Io non ho voglia di ascoltarti. Sei bravo ad inventare e a raccontare favole per addomesticare le paure della gente! Se la Madonna piange sangue, è noia! Sei bravo e fai di tutto per alimentare, per tenere in piedi la bugia più grande della storia. La bugia più grande della storia»). (Don) Sciortino è fatto così. Lui, che ha ricevuto i sacramenti, porta a testimone dei valori cristiani chi canta il cristianesimo come la più grande bugia della storia. In ciò confermando appieno il giudizio di San Vincenzo de’ Paoli, questo è vero, caro Ascione. Ma citazione per citazione le siano di conforto le parole di Pio XII che sull’argomento ebbe a dire, rivolgendosi a un politico noto per il suo ringhioso anticlericalismo: «Guardi che se non ci sono riusciti i preti a distruggere la Chiesa, di certo non ci riuscirete voi». Figuriamoci i (don) Sciortini.