Donadoni: "Del Piero deve accettare i segni del tempo"

Il ct azzurro pragmatico: "Ci siamo passati tutti. Uno magari pensa di essere al top, invece... L’importante è fare le scelte con coscienza". L'avventura azzurra del capitano bianconero sembra al capolinea

Firenze - È Alex l'argomento del giorno. Alex Del Piero, ovviamente. Da Coverciano arrivano frasi di circostanza, di conforto e parole invece, se non di epitaffio, sicuramente di amarcord. Se Giancarlo Abete ricorda che «il nostro calcio deve molto a Del Piero» e parla di «mancata conocazione che non prelude ad una rottura definitiva» anche perché «nulla toglie niente alla carriera del giocatore»; se Buffon avverte di «ricordare quanto Alex ha dato alla causa azzurra», sono le parole del ct, pesanti come macigni, a far capire che la carriera azzurra del capitano juventino è arrivata al capolinea. «Bisogna saper accettare i segnali del tempo che passa. Anche se si tratta di un esercizio difficile. Del resto attraverso quel problema ci sono passato anch'io, uno magari pensa di essere al top... Anch'io, da commissario tecnico vorrei avere oggi a disposizione Riva e Boninsegna».

Un paragone azzardato e ingeneroso. Resta comunque il fatto che, dopo Totti e Nesta, che hanno scelto autonomamente di farsi da parte, anche Del Piero sembra al capolinea. Certo poi Donadoni fa qualche distinguo, si dice dispiaciuto ma sereno perché «ogni giocatore è un capitolo a sé, un piccolo universo» ma nel momento in cui si devono fare delle scelte tecniche l'importante è farle «in maniera serena, leale, professionale». Confessa, Donadoni, di aver parlato col giocatore prima di rendere note le convocazioni, una chiacchierata serena, senza pregiudizi e «non condizionata» dalle esternazioni del giocatore che, dopo l'ultimo impegno, aveva fatto capire che non gradiva ricoprire ruoli diversi da quello di seconda punta.

Escluso da Ranieri nella formazione inizialmente schierata a Firenze, bocciato da Donadoni con l'avallo del presidente federale, alle prese con un difficile rinnovo contrattuale con la Juventus, questo, per Del Piero, non è certo uno dei momenti migliori. Vittima della sindrome-Iaquinta, nel club come in nazionale, scavalcato dall'ex udinese che, secondo Donadoni, «è avvantaggiato dalla sua duttilità, potendo ricoprire in campo indistintamente il ruolo di esterno e di punta centrale». Ironia della sorte proprio Iaquinta è in dubbio per la gara con la Georgia. Colpa di una botta al ginocchio. Dovesse restare fuori la soluzione più probabile sarebbe quella di inserire Lucarelli che, per caratteristiche sia fisiche che tecniche, sembra esserene il sostituto ideale. Del Piero non è il solo escluso eccellente: a casa sono rimasti anche Inzaghi e Gilardino. Se anche per Pippo la decisione è stata presa tenendo presente l'anagrafe, «è normale vedere volti nuovi, bisogna sempre guardare avanti», per Gilardino si tratta di uno stop solo momentaneo: «Uno come lui non poteva dimenticarsi all'improvviso di essere un bomber, ho visto le sue ultime prodezze ed ho gradito le sue dichiarazioni: felicissimo che mi metta in imbarazzo». Intanto lui si coccola un Toni finalmente ritrovato dopo aver smaltito i guai fisici che lo avevano tormentato in questo inizio di stagione. Otto gol già all'attivo con la maglia del Bayern, l'ex viola potrebbe essere l'arma decisiva per chiudere subito i conti con la Georgia. «Decisivo sarà il comportamento del gruppo, come sempre» ricorda Donadoni, che ammonisce: «Occhio alla Georgia che non ha niente da perdere: la partita sarà delicata e difficile». Sbrigativo sul caso Dida: «L'episodio è stato poco edificante, capita a tutti di sbagliare».Il ct si è infine dichiarato favorevole alla proposta del presidente Fifa Sepp Blatter per cui ogni squadra dovrebbe schierare sei giocatori del proprio Paese: «Quando giocavo io c’erano tre soli stranieri, pochi forse. Ma avere 5-6 giocatori italiani in ogni squadra sarebbe una buona cosa».