La donna crocifissa di Cattelan

Una giovane di spalle con i chiodi ai piedi e alle mani in mostra sul
muro della chiesa di Sankt Martin in Germania (<strong><a href="/media.pic1?ID=551">guarda le immagini choc</a></strong>). L'ultima provocazione dell'artista italiano: &quot;L'opera rappresenta la lotta della storia e della religione contro il potere della morte&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=266099">Sgarbi: &quot;Roba vecchia&quot;</a></strong>

Milano - Nel mercato dell’arte esistono formule linguistiche - usate prevalentemente da critici e giornalisti - che sono la spia di un probabile imbroglio ai danni del pubblico. Diffidate, ad esempio, da frasi del tipo: «Il maestro ha realizzato una provocatoria e controversa opera...». Se poi la parola «opera» viene sostituita dal termine «installazione» (magari abbinato a performance o happening), dovete preoccuparvi ancora di più.

Ed è proprio questa la definizione che accompagna l’ultima creazione di Maurizio Cattelan: una donna di spalle, crocifissa sul muro di una chiesa. Il quadro vivente di quello che viene definito «il maggiore autore italiano di stampo post-duchampiano», rientra in una serie di mostre organizzate nella regione tedesca del Nord Reno-Westfalia e inaugurata ieri nella cittadina di Pulheim.

Ma in cosa consiste l’«imbroglio»? Nell’utilizzo, a fini scandalistici, della solita simbologia sacra. È un’operazione vecchia come il mondo, ma che ha sempre ottime possibilità di ottenere un buon riscontro mediatico. Cattelan l’ha già sperimentata in passato tirando in ballo l’immagine del Papa, ora ci riprova con una sorta di Golgota in rosa.
Fino al dieci agosto, infatti, i tedeschi potranno ammirare una donna crocifissa con la schiena rivolta verso di loro, all’interno di una cassa di legno attaccata a 4 metri di altezza alla parete esterna di una ex sinagoga, oggi la chiesa cattolica di Sankt Martin. La giovane, che indossa una camicia larga e una gonna bianche, appare crocifissa su un lenzuolo bianco, come se fosse sul letto di morte; le sue braccia sono rivolte verso l’alto, dai palmi delle mani rivolti verso l’esterno spuntano due grossi chiodi e la testa, inclinata, poggia su una spalla. La reazioni del clero locale non si è fatta attendere: «È un’immagine blasfema che offende tutti i fedeli. Chiederemo che venga rimossa al più presto».

«L’etica è una questione della letteratura e della cultura, non della realtà - ha detto Cattelan all’agenzia di stampa tedesca Dpa -. Alla fine non viviamo affatto in un mondo buono». Parole ermetiche, come devono essere quelle di un «genio di rottura». Ma cosa rappresenta, in parole comprensibili, questa benedetta donna crocifissa? «Simboleggia la lotta della religione e della storia contro il potere della morte», fa sapere Cattelan: un ricco ed elegante signore di 48 anni che, da autodidatta, è diventato il nostro artista più popolare all’estero.

Jonathan P. Binstock, curatore d'arte contemporanea, lo ha bollato come «il re dei furbacchioni, il cui maggiore capolavoro è aver capito come manipolare i mezzi di informazione...». Un metodo scientifico, il suo, che trova adepti in ogni vernissage come dimostrano le polemiche (in realtà un gran battage pubblicitario) che hanno accolto due giorni fa l’esposizione nel cortile del nuovo «Museion», il museo d’arte moderna di Bolzano, di una maxi-rana di colore verde inchiodata a un crocefisso di legno. Sapete com’è descritta l’opera sul catalogo della mostra? «Controversa installazione dal chiaro valore provocatorio». Come volevasi dimostrare...