Donne di Napoli paladine dell’Antistato

Ruggero Guarini

Che succede a Napoli? Le ultime notizie provenienti dal fronte dell’emergenza rifiuti dicono che è di nuovo la città della monnezza. Quelle provenienti dal fronte degli omicidi confermano che è sempre la città della camorra. Ma la notizia più interessante dice che Napoli è ormai diventata la Città delle Donne.
Non della donna porcona (e indifferente allo Stato) che si immaginava Fellini. Né della donna in carriera (e fedele allo Stato) che sognava e sogna il Kapitale. Né della donna impegnata (e anelante a un nuovo Stato) che ancora sognano le femministe. Né della donna tutta casa e chiesa (e niente Stato) di cui tanti sognano il ritorno. Ma di quella donna tutta famiglia e quartiere (e usa a prenderlo a calci, lo Stato) che a Napoli non c'è nessun bisogno di sognare perché già ne esiste qualche battaglione.
Le gesta di questa nuova edizione di un antichissimo archetipo (la donna del bandito!) già da un pezzo, sulla stampa cittadina, vengono, più che narrate, cantate con accenti che non di rado lasciano intravedere, insieme a un sentimento di correttissimo allarme politico, anche qualche lampo di una forse involontaria ammirazione antropologica. Mai finora tuttavia erano state evocate e valutate con la stringata efficacia dell’articolo che Paolo Macry ha recentemente dedicato all’argomento sul Corriere del Mezzogiorno.
«Donne che sfidano la guardia costiera in difesa degli ormeggiatori abusivi. Che impediscono ai carabinieri di arrestare i loro figli e mariti. Che sottraggono alcuni pregiudicati ai “falchi” della questura cospargendo le strade di acqua insaponata. Che bloccano a calci e schiaffi la perquisizione di abitazioni sospette da parte della polizia. Che aggrediscono i vigili urbani per coprire la fuga di un paio di scippatori. Nel crescendo sconcertante del disordine cittadino, le presenze femminili diventano un fenomeno giorno dopo giorno più vistoso e inquietante. Sono il segno che la crisi culturale della metropoli sta compiendo un salto di qualità. Che, come una macchia d'olio, rischia di diventare una vera e propria insorgenza».
Questo l’incipit dell’articolo. In cui più oltre si osserva che il fenomeno dimostra che a Napoli l’antistato va ormai assumendo stabilmente le forme della comunità: «Comunità di vicinato, grappoli di famiglie, fronti parentali, reti di protettori e protetti. Un mondo a parte, il quale diventa compiuto sistema di valori. Un’etica separata, che stabilisce quel che è giusto e quel che non è giusto, a prescindere da cosa dicono i codici della legge. Che sfiducia lo Stato e, di conseguenza, legittima la protezione del boss».
Lo scontro fra la criminalità e lo Stato si pone dunque, a Napoli, come un conflitto «fra il potere legittimo e il potere di comunità ribelli, rese culturalmente compatte (e operativamente temibili) proprio dalla massiccia partecipazione femminile alla guerriglia. Il che pone non facili problemi agli organi dello Stato, disarmati di fronte a una prima linea sempre più spesso costituita da mogli, madri e figlie...».
Riuscirà, la colta e saggia sinistra che governa da anni la città e la regione campana, a trasformare la Donna del Bandito in Donna del Partito?
guarini.r@virgilio.it