Le donne del Pdl contro Rutelli: «Il braccialetto elettronico è come il burqa»

Si sono incatenate di fronte alla stazione ferroviaria di la Storta, la stessa dove giorni fa si è consumata l’aggressione ai danni di una giovane studentessa africana, per dire no al «braccialetto» elettronico proposto dal candidato sindaco del centro sinistra Francesco Rutelli. Un’azione dimostrativa quella organizzata dalle donne del Pdl, candidate e neolette come Barbara Saltamartini che all’unanimità, stringendo tra le mani cartelloni di protesta, hanno detto «no al braccialetto della sicurezza», ricordando di essere «incatenate dalla paura» e dicendo basta alle «parole sulla pelle delle donne». «Non siamo né schiave - ha detto Saltamartini - né cani, ne macchine da dotare di antifurto. La sicurezza non si può delegare ai singoli, ma serve un immediato piano che coinvolga le amministrazioni locali e il governo perché siamo in piena emergenza». Incatenate anche un gruppo di donne con il volto coperto da un burqa nero, tra cui la neoletta consigliera capitolina Sveva Belviso. «I braccialetti sono un po’ un burqa elettronico - ha detto Belviso - il passaggio successivo sarà quello della limitazione nel vestire». «La differenza tra Alemanno e Rutelli - ha continuato Saltamartini - è che uno propone il “laccio” e l’altro parla di espulsioni immediate, chiusura dei campi abusivi e poteri speciali per le aree metropolitane» tra cui anche «arma e addestramento per la polizia municipale». Incatenata anche l’europarlamentare Roberta Angelilli che ha illustrato alcuni dati sulla violenza sulle donne a Roma, in Provincia e nel Lazio «dove 4 donne su 10 - ha detto - hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita». Tra le residenti nella Provincia di Roma una donna su due ha subito una forma di violenza negli ultimi 3 anni e solo nella città di Roma sono stati 320 i casi di violenza sessuale denunciati nel 2007.