Il dono di insegnare, ecco la lezione del professor Ratzinger

Esco felice e arricchito dalla lettura di Ratzinger professore di Gianni Valente (San Paolo, pagg. 210, euro 17). Il libro ha attratto immediatamente la mia curiosità perché, tra le tantissime pubblicazioni dedicate al Papa, si lega a un aspetto bellissimo e preponderante della sua personalità umana.
Nonostante gli anni trascorsi prima come Arcivescovo di Monaco di Baviera, poi come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e infine, oggi, come Papa, Ratzinger continua a essere uno straordinario professore. Questo tinge di strazio il ricordo della sua mancata partecipazione all’inaugurazione dell’anno accademico, a gennaio, all’università romana «La Sapienza». Perché nessuno più di lui ama l’istituzione dell’Università, creazione del genio cristiano medievale e pilastro essenziale per lo sviluppo della nostra civiltà. Il libro di Valente - che si apre con le ferite della guerra e si chiude con il doloroso abbandono di studi e studenti per abbracciare il nuovo destino - è un libro molto bello perché non si accontenta di presentare un pezzo di biografia di un uomo importante, ma attraverso il ritratto di quest’uomo ci presenta la figura del professore, dell’insegnante come una realtà antropologica ben precisa fatta di rigore, di umiltà, di tenacia e di onestà intellettuale. Altri volti scorrono lungo queste pagine: e sono sempre volti di amici, di compagni di strada. L’avventura educativa è sempre un’avventura comune, così come lo è anche lo studio, che dà i suoi frutti umani se è condotto in modo umano, ossia come relazione.
La tragedia del nazismo ha insegnato ai tedeschi che una civiltà che non ha stima per la singola persona (come voleva Hitler) può produrre solo orrore. Fin dal tempo degli studi, il giovane Ratzinger presenta il segno di questa necessità, e lo manifesta attraverso preferenze nette, come il rifiuto della teologia neoscolastica (allora teologia ufficiale della Chiesa), una teologia che si limita a difendere la fede senza porsi più domande, e che pretende di «sezionare il mistero». Tante volte abbiamo sentito Ratzinger dire che il Cristianesimo non ci appartiene («Il cristianesimo non è nostro, è la Rivelazione di Dio, è un messaggio che ci è stato consegnato e che non abbiamo il diritto di ricostruire a piacimento»). Nessuno meglio di un professore conosce questa verità. Una civiltà capace di produrre veri professori è infatti una civiltà che sa bene come tutto ciò che un uomo ha di importante lo ha ricevuto in dono. È impossibile scindere l’idea dell’insegnamento da quella del dono. Proprio perché abbiamo ricevuto, noi diamo a nostra volta. Una verità semplice da comprendere. Ma allora perché la stiamo perdendo?