Dora Bassi, decana delle scultrici

È scomparsa a ottantasei anni all’ospedale di Udine, colpita da un male incurabile, Dora Bassi, decana delle scultrici italiane e figura di spicco fra le artiste della sua generazione.
Fino all’ultimo aveva voluto lavorare, tenacemente, realizzando lei stessa, anche se sentiva venir meno le forze, un’opera polimaterica: una piccola sedia di legno, su cui era posato un lembo di stoffa leggero, che si sollevava verso il cielo. Come una metafora dell’anima.
Dora Bassi era nata a Feltre il 3 febbraio 1921. Aveva compiuto gli studi all’accademia di Firenze, poi aveva completato la sua formazione sotto la guida di Cesetti a Venezia. Nel 1975 Dino Basaldella l’aveva chiamata come assistente all'accademia di Brera, e lì aveva lavorato quasi trent’anni, collaborando poi con Giancarlo Marchese e distinguendosi nel non affollatissimo gruppo di artiste che si dedicavano alla scultura.
La sua ricerca spaziava sia nei materiali che nei temi, ma il suo comun denominatore era una preoccupazione esistenziale, che la induceva a parlare della vita, del disagio, del dolore. Alla condizione femminile aveva dedicato molti lavori, a cui aveva affiancato un’attività di promozione delle artiste, sia fondando il gruppo «Dea» (Donna e Arte), sia incoraggiando lo studio di pittrici e scultrici oggi dimenticate.
Si era dedicata anche alla pittura, dipingendo tra l'altro un ciclo su Pasolini, conservato nel museo di Gorizia. Uno dei suoi ultimi lavori è il Ciclo di Sant’Orsola, ispirato al Carpaccio e realizzato con colori soavi, governati però da una energica geometria. Quasi il suo autoritratto.