Al Drake la Ferrari «diversa» sarebbe sicuramente piaciuta

Gli eventi scorrono uno dopo l’altro e costituiscono la storia sotto gli occhi delle persone che, non sempre, ne colgono i significati e i messaggi che aiutano a migliorare e indirizzare i comportamenti. Gli analisti, poi, che con grande attenzione seguono l’evolversi degli eventi per definizione, ne sviscerano anche gli aspetti meno appariscenti. Gli eventi possono essere di primo, secondo, terzo livello, a seconda del valore strategico/strutturale che rappresentano nel panorama sociale e industriale. A volte la forza, degli analisti in generale, va a segno: raggiunge il grande pubblico, lo indirizza culturalmente e produce benefici effetti sui processi sociali e industriali. Esempi di eventi di alto valore strategico si sono susseguiti negli ultimi 50-60 anni in Italia.
Molti sono stati analizzati, interpretati e sintetizzati a beneficio dei vantaggi culturali della comunità socio-industriale, ne hanno positivamente influenzato i comportamenti, facendo fare passi avanti (quantum leap, break through) di portata epocale. Altre volte eventi di portata mondiale sono stati - non si sa per quale motivo - poco analizzati e per nulla portati, come benchmark comportamentale e da seguire, alla struttura socio economica e industriale del Paese.
È singolare come alla mia osservazione su questi due «eventi» - il processo industriale Olivetti e l’accordo Fiat-Chrysler, sgorgati da fervide menti strategiche piemontesi, o residenti in Piemonte - siano stati superficialmente analizzati e non rappresentino la linea guida che indirizzi il tortuoso e a volte fragile percorso dei complessi meccanismi industriali. Prendiamo Adriano Olivetti, innovatore e creatore non soltanto di processi industriali, ma anche di una cultura aziendale fondata sulla motivazione e sulla professionalità e competenza, che a mio avviso, dovrebbe essere preso come esempio virtuoso.
Un secondo fenomeno, recentissimo, l’accordo Fiat-Chrysler (per la prima volta un sistema industriale italiano è deputato al salvataggio di un sistema industriale nord-americano) ha concentrato nelle mani torinesi un’opera di valore storico e di portata mondiale. La Fiat ha combattuto negli anni, è sopravvissuta, ma ha rischiato, malgrado i successi in America Latina e in altri Paesi extra-Ue, di essere relegata a struttura industriale di valore regionale e non globale. La grande capacità progettuale degli ingegneri Fiat (tanti gli esempi che non cito neanche) l’hanno qualificata agli occhi dell’Amministrazione Usa per il salvataggio della Chrysler, ma non solo perché la scelta della Casa Bianca è dipesa anche dalla capacità manageriale dimostrata nel recupero della Fiat stessa. Guardando indietro non rammento «eventi» simili, relativi a imprese di tale portata accaduti negli ultimi decenni.
Solo alcuni anni fa, se fosse stato prospettato come previsione un salvataggio della Chrysler, su richiesta della Casa Bianca, da parte della Fiat, sarebbe apparso come tema inconsistente. E allora si pone il tema sul perché, uscendo dalle fanfare dell’orgoglio nazionale e restando con i piedi ben saldi in terra sul terreno industriale, si parli e si analizzi così poco questo fatto: l’accordo Fiat-Chrysler, di valore «eccezionale». Ritengo utile un’analisi e un dibattito approfondito.
*Presidente Areté Methodos