Due atleti Usa via dal ritiro: «Nonnismo»

Spearmon e Gay «portaborse », Capel e Greene tentano di sgonfiare il caso. Male Howe, ok Ceccarelli, Niederstätter e Claretti. Gibilisco prova a stupire

nostro inviato a Helsinki
John Capel e Wallace Spearmon si sono guardati negli occhi, quasi a dire: d’accordo, pace sia. Un gesto arrivato a conclusione della semifinale dei 200 metri e che non è sfuggito alle tv di tutto il mondo, sapendo quello che c’era dietro. Capel è il campione del mondo uscente dei 200, vecchia lenza della compagnia americana. Wallace è una delle matricole, non ancora 21 anni, occhi d’un verde bottiglia che sanno di lenti a contatto colorate, pelle abbronzata più che nera. Insieme a Tyson Gay, altro novellino dalla pettinatura rasta, Wallace rischia di essere l’uomo che toglierà il trono a Capel. Per il vero, Tyson, 23 anni compiuti due giorni fa, anche ieri è stato il più veloce di tutti nei quarti e nelle semifinali, sotto le solite tormente di pioggia che rendono eroico un pubblico mai schiodato dalle tribune e straordinari gli atleti pronti a battersi anche a nuoto.
Per la gente Usa sarà lotta ad armi pari, con Gatlin un po’ nascosto e in agguato (i quattro migliori tempi sono comunque americani), e con un motivo in più per darsi battaglia. Il quartetto sarà diviso dalla pista e da una storia di nonnismo da caserma. Spearmon e Gay sono finiti sotto mira, magari in maniera meno pesante rispetto agli usi militari, ma se la sono presa mica poco. L’orgoglio non ha retto. Tutta colpa di Capel e Maurice Greene, i due anziani e titolati della compagnia, che si sono presi qualche libertà. «Abbiamo chiesto loro di portarci le sacche e di servirci l’acqua minerale. Non è accaduto nulla di fisico. Era una sorta di iniziazione per i ragazzi sotto i 24 anni, come accade anche nel football», ha raccontato Capel che, ehm! ehm! il suo allenatore descrive come sprinter dalla potenza bruta! «Nessuno voleva intimidirli. Ma sono ancora bambinoni, chiedono aiuto alla mamma. L’hanno fatta più grossa di quanto era». Salvo aggiungere. «Gatlin non è stato trattato così perché è un campione olimpico». Puntualizzazione che spiega la rabbia dei due, magari permalosi, ma forse trattati peggio di quanto si sa. Tanto da aver trovato sponda nella federazione, che ha accontentato la loro richiesta di uscire dal villaggio e andare a vivere in albergo. Ecco perché il gesto d’intesa fra Capel e Spearmon ha segnalato la pace che poi il ragazzino ha confermato, con una bugia. «I compagni mi stanno aiutando a rilassarmi».
Beati gli americani che hanno solo questi problemi. Vedere ieri i quarti dei 200 e riscoprire la corsa asfittica di Andrew Howe è stato un pianto per tutta Italia: 6° nella corsa vinta da Gay (20”64), tempo 21”19 che nemmeno ai giochi della Gioventù... Gambe che non spingevano, ma andavano da una parte e dall’altra. Sarà bene che la federazione intervenga: meglio trovargli un buon tecnico, altro che la mamma. Howe però ha trovato originale consolazione. «Con quei bestioni, che hanno gambe quattro volte più delle mie, non potevo far molto. Lasciatemi un anno per allenarmi e ai mondiali 2007 non mi riconoscerete». Meglio consolarsi con Ceccarelli e Niederstätter (6° e 21° tempo nei 400hs e ingresso in semifinale) e con la Claretti qualificata nel martello (8ª misura), mentre la Balassini ha deliziato con i soliti tre nulli (vedi Sidney e Edmonton).
Oggi occhi e speranze per Giuseppe Gibilisco, il campione di Parigi, che riproverà il miracolo, se la gara si farà. La finale dell’asta femminile è stata spostata a domani: vento e pioggia non mollano. Sono rimasti solo Gibilisco e lo svedese Chistiansson, il fidanzato della Klüft, fra gli atleti saliti sul podio a Parigi o Atene. Il nostro trapezista li ha provati entrambi. E allora? «Non c’è due senza tre», ha rilanciato con un sorriso furbacchione ieri, mentre si dedicava al disegno delle nuove scarpe. «Io temo soprattutto il freddo. Il vento è una lotteria per tutti. Bisognerà pensare che ogni salto può essere l’ultimo. E io partirò da 5,50». Salire in cielo e battere il vento: sarà impresa da titani. O da Gibilisco.