Duecento colpi al socialismo reale

Il sorgere, la potenza, l’illusione, la ferocia, la vanità e la disfatta del sistema sovietico attraverso discorsi ufficiali, diari, liste, lettere operarie, statistiche, volantini di scioperanti...

Oltre duecento tessere per ricostruire il mosaico di quello che fu il sistema sovietico. Allineate in fila come parole di un discorso simultaneo che, tra complicità e interazioni, raccontano il sorgere, la potenza, l’illusione, la ferocia, la vanità e la disfatta del socialismo reale. L’unione Sovietica in 209 citazioni di Andrea Graziosi (il Mulino, pagg. 208, euro 17) è una sorta di breviario in cui la parabola storica dell’Urss viene ripercorsa attraverso un’incredibile raccolta di fonti e di note: discorsi ufficiali e diari, lettere operaie e statistiche, documenti e rapporti, relazioni militari e volantini di scioperanti, confessioni e appunti, liste e ordini. «Brani scelti in base alle mie conoscenze, convinzioni e sensibilità di cui è legittimo diffidare», avverte subito l’autore, docente di Storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli.
Quante volte si è detto che estrapolare le citazioni dal contesto è una via maestra per l’inganno? Per questo il libro è costruito su due livelli: quello delle citazioni, inframmezzate da interessanti dati statistici, e quello, ricchissimo, delle note, cui l’autore ha assegnato quasi un ruolo di contrappeso rispetto alla soggettività della scelta dei brani. Il risultato di questo lavoro è, in un certo senso, un’Unione sovietica che si racconta da sola, e che, attraverso un collage un po’ cubista, finisce per illuminare, in modo inconsueto, molti dei nodi cruciali della sua storia. Ecco, qui di seguito, una scelta di citazioni fra le più significative.

PROFEZIA «La Russia, il paese più piccolo-borghese d’Europa, non può fare una rivoluzione proletaria, per cui mancano forze e condizioni obiettive» (A.I. Rykov, poi presidente del consiglio nel 1924-30, discorso alla VII conferenza del Partito socialdemocratico operaio russo, aprile 1917).
AUTORITÀ «Se fosse vero che il lavoro obbligatorio è improduttivo sempre e in tutte le condizioni \ tutto il nostro lavoro costruttivo sarebbe votato al fallimento. Infatti non abbiamo altra via per giungere al socialismo che la regolazione autoritaria delle forze e delle risorse economiche del paese e la distribuzione centralizzata della forza-lavoro in armonia col piano generale dello stato \. Se fosse dimostrato che l’organizzazione pianificata, e quindi coercitiva, del lavoro \ conduce ad un abbassamento della vita economica, ciò significherebbe la distruzione di tutta la nostra cultura» (L.D. Trockij, in polemica con K. Kautsky, 1920).
DELIRIO «\ è impazzito. Crede di potere tutto, che è lui da solo a reggere ogni cosa, che tutti gli altri sono solo d’intralcio» (N.I. Bucharin a L.D. Trockij, fine 1923).
DOLORE «Non viviamo, piuttosto ci tormentiamo. A casa e in fabbrica tutto va storto. Vedo mia moglie e il bambino solo a sprazzi. La nostra fabbrica è passata alla settimana ininterrotta, e quella dove lavora mia moglie pure. Io riposo il giovedì, mia moglie il sabato, e mio figlio, anche lui a scuola ininterrotta, il mercoledì. La moglie fa le 7 ore \ e torna a casa a sera inoltrata. Nei giorni di festa sto sempre solo» (Lettere operaie al Socialisticeskij vestnik, organo menscevico all’estero, vari numeri, 1929).
DISINCANTO «Compagni! La grande causa della rivoluzione d’Ottobre è stata ignobilmente tradita \. Milioni di innocenti sono gettati in prigione, e nessuno sa quando verrà il proprio turno \. Non vedete, compagni, che la cricca stalinista ha portato a termine un colpo fascista! Il socialismo resta solo sulle pagine di giornali colmi di menzogne. Stalin, che odia furiosamente il vero socialismo, è diventato come Hitler e Mussolini \. Viva il primo maggio, giorno di lotta per il socialismo!» (Partito operaio antifascista, 1º maggio 1937, ma l’autore è L.D. Landau, premio Nobel per la fisica nel 1962).
STRATEGIA «Per avere \ abbiamo bisogno di più soldi. Dove possiamo prendere questi soldi? Ritengo sia necessario aumentare, per quanto possibile, la produzione di vodka. Dobbiamo abbandonare ogni falsa vergogna e spingere apertamente per la massima produzione di vodka» (I.V Stalin a V.M. Molotov, 1º settembre 1930).
LUCIDITÀ «Il paese è stato governato tanto a lungo da un maniaco, un assassino, e ora ci ritroviamo con un pazzoide che è anche un maiale» (B.L. Pasternak al poeta A.A. Voznesenskij, 1958).
CONFESSIONE «La liberalizzazione e la democratizzazione sono, in essenza, controrivoluzione» (L.I. Breznev all’Ufficio politico, riferendosi alla «Primavera di Praga», maggio 1968).
PAURA «Se usaste quei missili Pershing in Germania, non avrei nemmeno il tempo di raggiungere il gabinetto, altro che un rifugio. I missili ci colpirebbero mentre i nostri operatori radar starebbero ancora cercando di capire se vi sono problemi sui loro schermi» (V.V. Zagladin, vicecapo del Dipartimento affari internazionali del Comitato centrale, a J.E. Matlock, ambasciatore americano a Mosca, 1984).
FORZA «In tutta la nostra storia il mutamento è sempre avvenuto dall’alto. Ed è stato attuato con la forza. Ma a me non è dato usare la forza, perché altrimenti comprometterei la mia stessa mèta. Non si può imporre la democrazia al popolo, si può solo dargli la possibilità di esercitarla. Quel che stiamo cercando di fare è senza precedenti. Dobbiamo capovolgere la storia russa. Dobbiamo insegnare al nostro popolo ad autogovernarsi, qualcosa che non gli è mai stato permesso di fare» (M.S. Gorbaciov a J.F. Matlock, ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, 1987-88).
DESTINO «Il destino ha deciso \ che c’era qualcosa di sbagliato in questo paese. Avevamo di tutto e in abbondanza: terra, petrolio, gas \ intelligenze e talento - eppure abbiamo vissuto molto peggio dei popoli degli altri paesi industrializzati, e il divario andava costantemente allargandosi» (M.S. Gorbaciov, discorso televisivo del 25 dicembre 1991 che annuncia la fine dell’Urss).