Duro scontro tra Chirac e Blair In alto mare il bilancio della Ue

Muro contro muro sui rimborsi a Londra e sulla questione dei sussidi agricoli

Roberto Fabbri

A due giorni dal vertice di Bruxelles che si terrà giovedì e venerdì, il presidente francese Jacques Chirac e il premier britannico Tony Blair hanno cercato di risolvere il nodo ancora intricato del contenzioso tra Londra e Parigi sul bilancio dell’Unione europea per il periodo 2007-2013. Un muro contro muro basato sulla pretesa francese (e degli altri partner europei) di sopprimere o congelare il rimborso annuale di diversi miliardi di euro che Londra riceve dal bilancio Ue fin dagli anni Ottanta, e su quella britannica di collegare questa improbabilissima rinuncia alla riapertura del capitolo della politica agricola comune, concordata solennemente nel 2002: un tema su cui Parigi non sente ragioni.
Blair è giunto all’Eliseo in tarda mattinata per una colazione di lavoro e un delicato colloquio pomeridiano con il capo dello Stato francese. E quando, verso le 18, ha lasciato il palazzo presidenziale, le previsioni dei pessimisti sono state confermate: «Il nostro incontro è stato immensamente amichevole, ma ovviamente c’è un forte disaccordo sulla questione del budget», ha detto Blair ai giornalisti, aggiungendo che considera improbabile vedere appianate le differenze tra i Paesi dell'Unione Europea a proposito del bilancio, anche se - ha detto - «la discussione proseguirà a livello europeo».
Prima dell’incontro con Chirac, Blair aveva respinto una proposta del Lussemburgo (il Paese che detiene la presidenza semestrale di turno dell’Ue) che prevedeva la riduzione del rimborso dei fondi versati all’Europa da Londra, ovvero il famoso «sconto britannico» strappato nel 1984 da Margaret Thatcher dopo un duro negoziato basato sullo slogan «Rivogliamo i nostri soldi». Più in dettaglio, in base a quell’accordo di vent’anni fa, quando la Gran Bretagna era uno dei membri più poveri della Cee a nove e riceveva relativamente poco in sussidi agricoli e sostegno alle regioni arretrate, Londra dovrebbe ricevere quest’anno un rimborso di 5,1 miliardi di euro sul suo budget Ue di 106,3 miliardi.
Quella presentata dal primo ministro lussemburghese Jean-Claude Juncker era di fatto la proposta della Francia, sostenuta in pratica da tutti i Paesi dell’Ue tranne la Gran Bretagna. Dal bilancio Ue sarebbero dovuti uscire, tra il 2007 e il 2013, «soltanto» 4,6 miliardi di euro all’anno per rimborsare Londra: il livello raggiunto quando l’Unione aveva ancora solo 15 membri invece degli attuali 25.
Ma il portavoce di Downing Street ha detto, respingendo il piano, che così facendo nel corso di sette anni la Gran Bretagna avrebbe perso dai 25 ai 30 miliardi di euro, e si sarebbe comunque ritrovata a pagare un terzo di più di quanto la Francia versa nei forzieri comunitari. Inaccettabile, ha fatto sapere Blair.
Il tentativo del premier britannico di collegare un’accettazione almeno parziale delle pretese francesi alla riapertura della questione dei sussidi all’agricoltura è naufragato, come previsto, di fronte alla netta chiusura di Chirac: gli agricoltori francesi sono infatti i principali beneficiari del patto europeo siglato tre anni fa.
La discussione sul rimborso britannico, come si era detto, continuerà anche dopo il fallimento di ieri, ma un mancato accordo in tal senso avrebbe le più pesanti conseguenze proprio per i dieci nuovi membri dell’Unione, quasi tutti Paesi ex comunisti dell’Europa centro-orientale le cui economie sono ben più deboli di quelle occidentali. Infatti, questi Paesi si sono impegnati a pagare il 10 per cento del rimborso a Londra. Poiché, come ha reso noto la Commissione europea, in mancanza di cambiamenti lo «sconto britannico» arriverà nel 2013 a 8 miliardi di euro annui, i nuovi membri rischiano di pagare il mancato accordo sul bilancio Ue con un pesante calo delle disponibilità per effettuare investimenti pubblici di importanza decisiva.
Sulla delicata questione della Costituzione, infine, Blair ha chiesto «una pausa di riflessione di qualche mese».

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