E la banca si trasformò in una galleria d’arte

Sarà presto aperta al pubblico, sull’esempio di Francoforte, la collezione della Deutsche Bank di Milano. Privilegiati i lavori su carta

Le banche non sono musei, ma a volte le loro collezioni d’arte non hanno nulla da invidiare alle istituzioni. È il caso di Deutsche Bank, con la sua collezione di più di 50mila opere. Nella sede di Francoforte i piani portano i nomi degli artisti della collezione. Si va dal piano di Beuys a quello di Richter o Kirchner, o in mensa con le pareti affrescate da Andreas Schultze.
Nella sede di Milano alla Bicocca è stata presentata in questi giorni la collezione italiana, composta da 200 opere: 60 acquisizioni di artisti italiani, 5 installazioni site specific e lavori scelti dalla collezione-madre. Secondo Frank Boehm, curatore per l’Italia, «l’idea è quella di far dialogare i vari lavori, avendo come filo conduttore il viaggio in Italia». E così si viene accolti da un grande lavoro sospeso di Patrick Tuttofuoco che illumina la hall con la sua bandiera dalle luci che recitano X Flag; si può osservare l’opera seduti su panchine realizzate da Alberto Garutti, dipinte con una speciale vernice che, catturando la luce diurna, le rende luminose di notte, quando solo gli oggetti sono padroni dei luoghi ormai vuoti. Luca Vitone ha scelto la lunga parete di un open space per un mare di cui si percepisce l’altra sponda e dove l’Italia è composta da cartoline illustrate, mentre i coristi di Lara Favaretto ci accolgono nei corridoi.
Il dialogo prosegue tra l’opera di Lorenzo Scotto di Luzio, dedicata a Luigi Tenco, e quella di Jonathan Monk che raccoglie ancora cartoline, avanzi di filatelici che ne hanno asportato la parte del prezioso francobollo italiano. Massimo Bartolini è presente in una zona-riunioni con un gradissimo disegno che fa da contraltare alle fotografie di Marcello Maloberti. Caratteristica della collezione Deutsche Bank è stata sin dall’inizio la scelta di privilegiare lavori su carta, come racconta il curatore generale Friedhelm Hütte: «Tutti gli artisti mettono le loro idee prima di tutto sulla carta, i disegni hanno poi dimensioni più adeguate ai nostri spazi. Al contrario di grandi sculture o di pitture che sono troppo delicate da proteggere, la carta si declina in mille modi, pensiamo ad esempio alle fotografie, e la “carta” in quanto danaro fa parte della nostra identità di banca. Dal 1979 perseguiamo l’idea di “Art at the Workplace”, letteralmente “Arte nel luogo di lavoro”».
Da Kurt Schwitters a Kandinsky, da Sigmar Polke a Baselitz a Franz Ackermann fino a Gabriele Basilico, Vincenzo Castella e Nico Vascellari, alla Deutsche Bank si acquista rigorosamente attraverso le gallerie o dagli artisti quando sono ancora troppo agli inizi per avere una galleria di riferimento. È successo con Federica Palmarin e Elena Brazzale, vere scoperte di Frank Boehm. La collezione italiana sarà presto aperta anche al pubblico, forse come in Germania il primo lunedì di ogni mese.