E Carver senza Lish è molto più umano

La pubblicazione di Principianti di Raymond Carver (Einaudi, pagg. 290, euro 19) ha acceso una luce eccessiva, e forse impropria, sui delitti che le case editrici, per mano dei loro editor, commettono ai danni degli scrittori. Principianti è il titolo che Raymond Carver, il grande scrittore americano ritenuto - contro ogni sua strenua protesta - il padre del cosiddetto minimalismo, aveva dato alla sua seconda raccolta di racconti, uscita nel 1981 col titolo che la rese celebre, Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.
Nel febbraio dello scorso anno due studiosi americani hanno ristabilito il testo originale del libro di Carver, che l’editor-scrittore Gordon Lish, della casa editrice Knopf, aveva tagliato di più del 50%. Al tempo in cui Carver consegnava a Lish i suoi racconti il lavoro dell’editor si svolgeva sui dattiloscritti e aveva per strumento principale la penna. Questa è stata una fortuna, perché il testo originale, sia pure martoriato dalle correzioni, si è conservato su qualche scaffale. Giovanni Testori mi raccontava sempre del manoscritto del suo romanzo Il fabbricone, che Giorgio Bassani, al tempo (1961) editor presso Feltrinelli, gli aveva tagliato, anche qui, di un buon 50%. Nessuno, credo, è mai sceso nei sotterranei della casa editrice per verificare.
Tornando al nostro caso, va detto che il lettore italiano ha, comunque, uno strumento di confronto tra l’edizione di Carver e quella tagliata, visto che sono consultabili ambedue (l’altra è edita da Minimum Fax). La lettura parallela riserva sorprese. I due libri sembrano spesso l’opera di scrittori diversi che abbiano deciso di raccontare le stesse storie. Se Di cosa parliamo quando parliamo d’amore è stato salutato come il manifesto del minimalismo, il merito, libri alla mano, è di Gordon Lish. Quello che però sorprende sono le correzioni del tutto gratuite, prive di qualsiasi giustificazione letteraria. Perché un personaggio di nome Herb deve cambiare nome per chiamarsi Mel? Il racconto che apre la raccolta, Perché non ballate?, cambia addirittura di senso. Nel testo tagliato una ragazza balla con un uomo senza nome e gli rivolge queste parole: «Lei deve essere disperato o qualcosa del genere», mentre nel testo ripristinato la ragazza balla con lui e si sente «piena di un’insopportabile felicità», e non fa alcun cenno alla disperazione dell’uomo. Bisogna poi dire che il testo riveduto da Lish si distingue per la gran quantità di luoghi comuni adottati, tipo: «O qualcosa del genere», «vi va di bere un goccetto?».
Di Gordon Lish scrittore ho letto un solo libro, Caro sig. Capote, un pessimo libro oppresso da una debolezza d’invenzione che il ricorso a decine di questi trucchetti riesce solo a sottolineare. Di qui la mia tesi. Lasciamo stare Carver. Concentriamoci su Lish e pensiamo a lui - e a tanti altri editor, io credo - come a uno scrittore che ha usato l’opera di un altro scrittore come facevano certi artisti pop che intervenivano su opere altrui, modificandole.
Consideriamo Gordon Lish come uno scrittore con difficoltà d’ispirazione, capace però di inventare addirittura uno stile, quello minimalista, nel quale l’uomo non è che uno degli elementi della storia - mentre nei racconti “veri” di Carver tutto è straziantemente umano.
Il lavoro dell’editor inaridisce l’inventiva. L’editor che abbia anche qualche talento letterario rischia più degli altri di scrivere libri qualunque. Deve passare troppo tempo in casa editrice, a uniformare, a centrifugare la lingua per renderla digeribile al lettore celiaco, mentre la vita è fuori di lì, con la sua lingua irregolare, con il suo glutine.