E alla fine rimase un dubbio: Michele chi?

Egregio Granzotto, fu nel lontano ottobre del 1987 che in onda sulla terza rete della Rai, Radio Televisione italiana, sorgeva il sol dell'avvenir: «Samarcanda». Il Paese era piegato su se stesso, le libertà civili come i diritti umani latitavano. Ma venne Michele Santoro. Raccolse dal rigagnolo la bandiera della democrazia. Si erse a difensore e promotore dei valori della Repubblica nata dalla Resistenza. Salvò praticamente l'Italia. Così ci dissero. Prima che egli si mostrasse era il buio. Ora che si mostrava, fu la luce. Così ci dissero. Tracciato il solco Egli ideò e condusse dipoi un altro programma-piazza di pregnante spessore politico. Il «Rosso e Nero» che spopolò nella stagione 1993-1994. Acclamato dalla società civile campione della tv intelligente, libera e progressista, Egli diede alla luce un terzo programma. «Temporeale», leggendario, che tenne il banco nel biennio 1994-1996. Il Paese, ci dissero, gliene fu grato. Venne poi il tempo in cui Egli, proclamatosi motu proprio maestro di pensiero della sinistra e guardiano del faro democratico, volle sfidare il nemico. Tra la disperazione della parte sana del Paese, così ci dissero, Egli lasciò la Rai-Radio Televisione Italiana per pascolare nelle danarose praterie di Mediaset appartenenti al detestato Silvio Berlusconi. In un luogo ripugnante chiamato Italia 1 Egli condusse «Moby Dick» dando superbe lezioni di correttezza politica, di obiettività, indipendenza, rispetto dei principi di pluralismo, completezza ed imparzialità dell'informazione. Così ci dissero. Vinta la sfida Egli piantò in asso Berlusconi per tornarsene alla Rai. Dal petto dei veri democratici e antifascisti proruppe, così ci dissero, un sospiro di sollievo. Finalmente Egli tornava alla emittente di servizio pubblico per servire il pubblico. Di barba e capelli. Rappresentati da «Circus», programma di pre-riscaldamento ideologico, cui fece seguito «Sciuscià» che, così ci dissero, lo incoronava definitivamente come il più grande e il più indispensabile giornalista italiano. Quand'ecco che mentre Egli era intento a salvare la democrazia con «Sciuscià edizione straordinaria», dalla città di Sofia Silvio Berlusconi emise l'«Editto bulgaro». Solo il ben noto sangue freddo della società civile impedì che l'Italia democratica e antifascista scendesse in piazza, scatenasse la rivoluzione e al grido di «Santoro santo subito» alzasse la ghigliottina in Piazza Colonna. Lei lo ricorderà egregio Granzotto: fummo sull'orlo del baratro. Ci dissero infatti che se a Egli veniva impedito l'accesso al video il tasso di democrazia del Paese sarebbe sceso di venti punti. Ci dissero anche che bene che fosse andata saremmo usciti dall'Europa. Forse dall'euro.
Sicuramente dal Trattato di Schengen. Ci dissero così. Se ne fece carico la magistratura che, visto l'art. 669 duodecies del Codice di procedura civile, con ordinanza dispose il ritorno in video di Egli. Ma, così ci dissero, le forze della reazione glielo impedirono. Ci dissero però che le medesime forze televisive della reazione gli versarono una bella cifra a titolo di indennizzo. Il vile danaro. Ma cosa se ne fa dei soldi un combattente per la libertà? Nulla. Non ce lo dissero, ma pare che Egli abbia devoluto l'intero malloppo alla cassa dell’Autorità nazionale palestinese. Se ciò rispondesse al vero - e chi osa dubitarne? - complimenti. Egli non finì di stupire. Giurando di battersi per una Europa più grande, più libera e più bella, si candidò all'Europarlamento. Fu eletto a furore di popolo. In capo a sei mesi espletò il lavoro promesso. L'Europa, grazie ad Egli, si è fatta più grande, più libera e più bella.
Non avendo altro da fare a Bruxelles Egli tornò in Italia. «Ridatemi il mio microfono»! si mise ad gridare. Niente, non glielo ridavano. Allora Egli si impossessò di quello di Adriano Celentano, un filosofo che conduceva il varietà «Realpolitik». Impugnandolo denunciò la vergognosa mancanza di libertà di parola che vigeva in Italia. Nessuno se ne era accorto. Sembrava il contrario, sembrava che da noi si abusasse della libertà di parola. Un abbaglio. Egli ci aprì, ci dissero, gli occhi. Poi spuntò il sole, cantò il gallo ed Egli rimontò a cavallo. Grande spasmodica attesa, ci dissero, per il suo rientro in Tv. Milioni e milioni di cuori, ci dissero, presero a battere forte. Al solo annuncio il tasso di democrazia crebbe di sei punti. E finalmente, pittatosi i capelli e chiamati a sé Marco Travaglio, il compagno Vauro e la principessina Borromeo, al suono di mille trombe d'argento Egli tornò sulla scena politica, culturale e civile con «Anno zero». Vengo alla domanda, egregio Granzotto: risultando «Anno Zero» un flop memorabile in profonda crisi di ascolto, non è che puta caso non c'era poi tutta questa grande attesa per il ritorno in video di Egli? Non è che puta caso l'«Editto bulgaro» fosse giustificato? In parole povere, non è che fu tutta panna montata e, puta caso, Michele Santoro non è nessuno?


Michele chi?
Paolo Granzotto