E l’Afrika Korps dell’Unione Europea resta a guardare

Scoppia la crisi per la guerra civile in Ciad e l'Unione Europea, che aveva appena iniziato a dispiegare nel Paese una forza di stabilizzazione, blocca tutto. Perché? Perché i soldati europei, 3.700 in tutto - messi a disposizione da quattordici Paesi (tra cui l’Italia con un ospedale da campo) - ma per oltre il 50 per cento dalla Francia, dovevano occuparsi di una crisi diversa, quella del Darfur, fornendo una cornice di sicurezza intorno alla martoriata regione.
In effetti un team di preparazione con soldati austriaci e irlandesi è già sul terreno e doveva essere seguito dal grosso della forza nelle prossime settimane, così da arrivare alla piena capacità operativa entro metà maggio. Ma di impiegare queste forze per una diversa missione non se ne parla neanche. Quindi tutti a casa. Troppo pericoloso andare in Ciad.
E se gli scontri in Ciad dovessero diventare così violenti da richiedere una evacuazione di emergenza dei cittadini occidentali, a partire dai 1.500 francesi, la palla passerebbe ai singoli governi nazionali. Parigi si sta già muovendo, impiegando un primo nucleo di 150 soldati.
In teoria l'Unione Europea ha le forze e le capacità militari per condurre in prima persona un’operazione di evacuazione di civili (in gergo, Neo) dal Ciad oppure per inviare una forza di stabilizzazione per sterilizzare la crisi, anche se l'area di operazioni dista 4.500 da Bruxelles. Proprio per ruoli di questo tipo generali e comandi si baloccano da anni, creando e addestrando appositi battle groups. Che però non servono a nulla perché l'Unione non è grado di prendere decisioni politiche in tempi immediati, quando bisogna far muovere truppe.
L'Ue era pronta ad avviare la missione Eufor in supporto delle azioni di pace in Darfur. Di Ciad si potrà parlare magari tra un paio d'anni.