E lui non ci crede: «Stavo male dovevo far in fretta»

L’altoatesino irriducibile: «Ho messo ko il mio idolo»

Marco Lombardo

nostro inviato a Torre del Greco

A un certo punto è cambiato il vento, un nuvolone nero ha oscurato il cielo di Napoli, Juan Carlos Ferrero vinceva due set a zero e Italia-Spagna era la sfida che il mondo del tennis si aspettava: improbabile. Era tutto scritto, fin dall'inizio sul pezzo di cartone fuori dallo stadio - «Coppa Dèvis parcheggio m. 70» - perché così doveva essere la Davis - pardon, Dèvis - di Torre del Greco: una festa condita di parcheggiatori improvvisati, file interminabili all'ingresso, telefonini immancabilmente squillanti (e magari in tasca a qualcuno con il pass targato federazione) anche durante il gioco di una partita da perdere.
Poi è cambiato il vento e dove tutti aspettavano l'idolo Potito Starace - irpino ma qui di casa - messo invece ko dall'influenza, ecco che spunta un ragioniere di Caldaro, Bolzano insomma, ad infiammare il cuore e l'anima dell'Italia del tennis. Il ragioniere con la racchetta si chiama Andreas Seppi, era lui sotto di due set con l'ex campione del Roland Garros. Ma quando è cambiato il vento, forse è cambiata anche la sua vita. Ed è cambiato il risultato.
Se gli azzurri restano ancora nell'insalatiera con la tenue speranza di tornare in serie A è merito di un ventunenne con la faccia da bambino ma una grinta da grande. Uno destinato a diventare un calciatore perché mamma Marialuise e papà Hugo - lei con un negozio di abbigliamento, lui autotrasportatore - non potevano permettersi di mantenerlo sul campo. Ma Andreas è stato visto, selezionato, aiutato nel centro tecnico sulle sponde del lago e ora il suo guru Massimo Sartori, che se lo coccola da quando aveva undici anni, dice che «allora era il più piccolo del gruppo». Andreas era già grande, doveva solo crederci. «Dall'inizio del terzo set - dirà con flemma altoatesina scalfita solo dai crampi che già aveva in campo - sono stato più aggressivo: ho cambiato tattica abbreviando gli scambi ed è servito. Questa è una vittoria che darà una svolta alla mia carriera? Tutte le vittorie servono a crescere, certo questa è importante, ottenuta contro uno dei miei idoli. Il leader di questa squadra? Mah, io penso che il leader sia sempre Volandri. Sognavo un giorno così? I sogni esistono per poter giocare partite come queste».
Tutto questo lo dice sfoggiando sul petto una medaglietta col numero uno, lui ragioniere diplomato e senza fidanzata. «Non ha paura di fare fatica - dice il suo allenatore -. Quest’estate ad esempio poteva accontentarsi di giocare tornei minori, invece è andato in America a sfidare i più forti sui campi più importanti. Risultato? Lì è uscito al primo turno, ma qui ha giocato con la testa, la sua. Si è adattato alla partita e l'ha ribaltata. Da solo». Già: tutto vero, così è cambiato il vento. Ci voleva una sfida impossibile, il Vesuvio e un ragioniere italiano quasi tedesco. Insomma: la solita magia della Dèvis.