E nell’Irak governato dagli sciiti ritorna il «matrimonio a tempo»

da Bagdad

Il matrimonio a tempo sta di nuovo prendendo piede in Irak, dove la maggioranza sciita è al potere. Il mutaa è stato istituito oltre 1.400 anni fa nella regione mediorientale per risolvere il problema delle vedove di guerra, ma era una pratica che nell’Irak a maggioranza sunnita di Saddam Hussein era stata bandita e che ancora oggi sono in molti a condannare. Come funziona? Un uomo, per esempio, può prendere una seconda moglie, una vedova o anche una divorziata, anche perché la prima moglie aspetta un bambino e non vuole avere rapporti sessuali. Viene stipulato così un contratto di matrimonio a tempo, in cui l’uomo si impegna a versare dei soldi alla seconda sposa in cambio di incontri due volte a settimana.
«È un paravento della prostituzione - afferma Um Akram, attivista per i diritti delle donne di Bagdad -. Alcune donne che non vogliono prostituirsi pensano che sia legale perché coperto da una sorta di approvazione religiosa. Ma sbagliano: dal punto di vista sociale sono comunque delle prostitute».
Molti intellettuali considerano queste antiche tradizioni un ostacolo alla modernizzazione dell’Irak e l’ex parlamentare Hamdia Ahmed ritiene che il mutaa rappresenti «un passo indietro». Non così i religiosi sciiti, per i quali il matrimonio temporaneo non è molto diverso da quello tradizionale, in cui l’uomo ha sulle spalle l’intero peso finanziario di moglie e famiglia. «È un sistema di aiuto umanitario per le donne», commenta Mahdi Al Shog.
Il mutaa può durare pochi minuti o diversi anni. Un uomo può avere un numero illimitato di mogli «temporanee», con l’approvazione della prima legittima moglie. Una donna può avere un solo marito alla volta, permanente o temporaneo. Per questo tipo di matrimonio non è necessario alcun contratto scritto o cerimonia ufficiale: quando il tempo definito nell’accordo scade, le parti si lasciano senza dover ricorrere al divorzio. Una volta che il periodo del mutaa è terminato, la donna deve attendere almeno due cicli mestruali prima di contrarre un altro accordo di matrimonio temporaneo, in modo che la paternità di un’eventuale gravidanza possa essere facilmente determinata. Molti accordi di mutaa non prevedono la nascita di figli. Ma se la donna resta incinta, secondo le regole sciite, sarà il marito a provvedere al bambino. Secondo Um Akram, però, quest’ultima regola non viene rispettata: «Gli uomini colpiscono e poi scappano, non vogliono avere una famiglia - afferma l’attivista di Bagdad -. A pagare sono i bambini».