E il Papa va incontro agli ebrei: preghiera cambiata

Sparisce l’«accecamento» dall’orazione per gli israeliti. Il rabbino: «Non basta, rimane l’invito alla conversione»

La modifica è stata pubblicata sull’Osservatore Romano: Benedetto XVI «ha disposto» che sia cambiata la preghiera per gli ebrei del Venerdì santo nel messale preconciliare liberalizzato dal recente Motu proprio «Summorum Pontificum». Come il Giornale aveva anticipato lo scorso 18 gennaio, nella nuova formulazione è sparito il riferimento all’«accecamento» del popolo ebraico.
Nel vecchio testo, da oggi abolito, si pregava - in latino - per la conversione degli ebrei chiedendo a Dio di sottrarre «quel popolo... alle sue tenebre» e di rimuoverne «l’accecamento» (termine mutuato da una lettera di San Paolo). L’estate scorsa, dopo la pubblicazione del Motu proprio che liberalizzava la Messa preconciliare, molte voci preoccupate si erano levate dal mondo ebraico. I rabbini capi di Gerusalemme, guide delle comunità sefardita e aschenazita, avevano scritto a Ratzinger per chiedere la modifica della preghiera del Venerdì santo.
Nella nuova versione, si prega (in latino) per gli ebrei: «Il Signore illumini i loro cuori perché riconoscano Gesù Cristo salvatore di tutti gli uomini». Il cammino di avvicinamento era iniziato già sotto Pio XII, il quale aveva fatto precisare dalla Congregazione dei riti che l’antica formulazione «pro perfidis judaeis» stava a indicare «per i giudei che non hanno la fede» e non per gli ebrei «perfidi». Giovanni XXIII, nel 1959, eliminò sia il «perfidis» che il successivo riferimento alla «perfidia» giudaica. Ma nella preghiera erano rimasti riferimenti all’«accecamento» e alle «tenebre» del popolo ebraico. Vescovi e prelati impegnati nel dialogo con il mondo ebraico hanno sollecitato la Santa sede a intervenire e un’apertura in questo senso era stata manifestata lo scorso luglio dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone che aveva parlato della possibilità di una correzione.
La decisione di Benedetto XVI è una mano tesa alla comunità ebraica, che ha invitato il pontefice a visitare la Sinagoga di Roma. È noto che il Papa desidererebbe molto potersi recare in Terra santa nel 2009, anche se le condizioni attuali delle trattative bilaterali tra Israele e Santa sede per la soluzione di alcuni problemi giuridici e amministrativi sono in alto mare.
Un passo importante verso il dialogo e la comprensione, dunque? Le prime reazioni del mondo ebraico non sembrano confermarlo. «La nuova versione non è molto diversa dalla precedente - osserva il rabbino Giuseppe Laras, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia -. Il fatto che si preghi perché Dio “illumini” gli ebrei, significa in sostanza che essi non sono nella luce, dunque accecati, anche se è stata tolta la parola più forte. Ciò che mi preoccupa è però la seconda parte della formula, quella in cui è rimasta la preghiera per il riconoscimento di Gesù da parte degli ebrei. Temo che porterà indietro, se non bloccherà, il dialogo ebraico-cristiano, dato che ci sono alcune componenti del mondo ebraico che temono che il dialogo sia in realtà finalizzato a convertire al cristianesimo».

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