E se Togliatti avesse sottratto un «Quaderno» di Gramsci?

E se ci avessero rubato un pezzo di Gramsci? Se i quaderni dal carcere invece di essere 33 fossero in realtà 34 e uno fosse stao fatto sparire da Togliatti? È questo il dubbio che attanaglia il filosofo Franco Lo Piparo e che fa da sfondo ad un suo saggio di prossima pubblicazione. L’altro ieri Lo Piparo ha anticipato questa sua teoria in un articolo di Armando Massarenti sul «Domenicale» del Sole24Ore. Eccone i passaggi salienti. La numerazione dei quaderni è incoerente, i numeri arabi scritti dalla cognata del fondatore del Pci, Tatiana Schucht, non corrispondono in alcuna maniera alla numerazione romana utilizzata dal filosofo Gerratana che curò l’edizione del 1975. Esiste quindi un quaderno 34 ma non esiste un quaderno 33, che parrebbe quindi sparito. Non solo. Per quanto riguarda i quaderni teorici (ce ne sono 4 di traduzioni fatte da Gramsci), attualmente ne possediamo 29 ma in una lettera dell’11 maggio 1937 Togliatti parla di «30 quaderni da lui (Gramsci, ndr) scritti». Esattamente come in un’altra lettera il dirigente sovietico Dekanosov sostiene di aver consegnato a Togliatti i «34 quaderni dei lavori di Antonio Gramsci». Ecco quindi che secondo Lo Piparo, ordinario di filosofia del linguaggio, i conti non tornano. Come spiega al Giornale: «Guardando i materiali pubblicati si notano queste strane incoerenze, se a questo si aggiunge che dal ’35 Gramsci insisteva perché i suoi scritti non venissero affidati a Togliatti...». Esisterebbe anche un’implicita ammissione di Togliatti: «In una lettera a Dimitrov, Togliatti si diceva preoccupato riguardo ai quaderni: “Contengono materiali che possono essere utilizzati solo dopo un’accurata elaborazione... Se fossero utilizzati nella forma in cui si trovano attualmente, potrebbero essere non utili al partito». Insomma secondo Lo Piparo è possibile che negli archivi russi «esista ancora qualcosa che non abbiamo visto. Magari si può sperare che siano rimaste delle tracce del quaderno mancante, copie fotografiche dei diari».
Di parere diverso, però, il presidente dell’Istituto Gramsci, il professor Giuseppe Vacca. «Lo Piparo ha ragione quando dice che Gramsci non voleva che i suoi scritti finissero in mano a Togliatti e la lettera di Togliatti che cita, del 20 agosto 1943, è autentica... Però le altre conclusioni non le condivido. Proprio lo scontro fra la famiglia Schucht e Togliatti fece sì che Sraffa fosse incaricato di sorvegliare l’edizione. Difficile sparisse un quaderno... Il corpus così come si presenta non ha lacune, le incoerenze di numerazione derivano dal fatto che nei quaderni era incluso anche il quaderno di Tatiana Schucht che per prima si è messa al lavoro per un’edizione... Togliatti nel ’43 era preoccupato perché almeno metà dei quaderni erano una pesante critica all’evoluzione del movimento comunista e all’Unione sovietica. Ecco perché si è dovuto aspettare il ’48 per un’edizione tematica e sino al ’75 per avere un’edizione non tematica. Ma quaderni non ne mancano». Chi avrà ragione?