E sottovoce Ratzinger conquista la roccaforte del laicismo

In quattro giorni sono caduti i pregiudizi sul Pontefice

È bastato un fine settimana perché Benedetto XVI stupisse la Francia e la Francia stupisse Benedetto XVI. Quello che è accaduto nei quattro giorni appena trascorsi era inimmaginabile anche nelle previsioni più rosee: la nazione un tempo definita «figlia prediletta della Chiesa» trasformatasi nella patria dell’anticlericalismo, il Paese delle stupende cattedrali medievali diventato l’emblema della laicità e della secolarizzazione galoppante, dove appena l’otto per cento della popolazione va a messa almeno una volta al mese, ha scoperto il vero volto di Papa Ratzinger.
La copertura mediatica del viaggio papale, nelle sue tappe di Parigi e Lourdes, è stata eccezionale. Ore e ore di dirette televisive e radiofoniche, la messa celebrata nell’Esplanade des Invalides, a pochi metri di distanza dalla tomba di Napoleone, è stata trasmessa da ben tre delle sei grandi reti televisive francesi. I cittadini di questo grande Paese conoscevano poco Papa Ratzinger e quel poco che conoscevano era per lo più filtrato attraverso commenti giornalistici ostili o al meglio freddi nei confronti del pontefice tedesco, anche nei media cattolici. Sentire parlare il Papa in francese - lingua che padroneggia alla perfezione - sentirlo predicare e farsi capire sia al mondo degli intellettuali come a quello dei semplici pellegrini alla grotta di Massabielle, ha colpito positivamente molti, credenti e no. Lo dimostrano le reazioni positive e i commenti della stampa. A Parigi e Lourdes non è arrivato un conquistatore, nemico della laicità; non è arrivato un retrogrado conservatore attaccato agli antichi merletti dei paramenti; non è arrivato il soffocatore della libertà di un cattolicesimo sempre più minoritario ma vivo. È arrivato un uomo umile, pellegrino tra i pellegrini, venuto innanzitutto a confermare dei fratelli nella fede e poi dialogare con il mondo delle istituzioni e della cultura francesi, cosciente di una «funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze» e del contributo che la Chiesa «può apportare, insieme ad altre istanze» a creare un «consenso etico di fondo nella società».
Anche con la Chiesa francese, travagliata da tensioni e colpita da una preoccupante emorragia di vocazioni, il Papa ha preferito usare la medicina della misericordia e mostrarsi come un padre premuroso e un fratello, non un sovrano venuto a bacchettare i suoi vassalli. Ha parlato chiaro, ma sempre incoraggiando. Ha spiegato il senso profondo della decisione di liberalizzare la messa secondo l’antico rito, invitando i vescovi ad accogliere e fare ogni sforzo perché i tradizionalisti - gli unici qui a non soffrire della crisi di vocazioni - non si sentano rifiutati. Ha sollecitato un’attenzione particolare alla catechesi chiedendo che la fede cattolica sia trasmessa nella sua integralità, ha spiegato che il dialogo con le altre confessioni cristiane e con le altre fedi religiose deve mirare alla verità.
Ma anche la Francia laica, come quella cattolica, hanno stupito il Papa. L’accoglienza del presidente Sarkozy ha testimoniato un’innegabile sintonia, e le folle che hanno accolto Ratzinger con vivacità ed entusiasmo, hanno mostrato come la fiammella della fede non si sia spenta in questo Paese, nonostante le difficoltà. C’è una Chiesa viva, minoritaria, ma convinta. I cattolici francesi hanno accolto il Papa con un calore e una capacità di ascolto che hanno sorpreso non poco il pellegrino tedesco venuto da Roma. Le polemiche da parte dei socialisti che hanno criticato Sarkozy per l'accoglienza fatta a Benedetto XVI all'Eliseo, e poi hanno criticato lo stesso pontefice per il discorso ai vescovi, giudicato troppo «integralista» non incidono sul giudizio globalmente positivo di un'opinione pubblica che si aspettava un Papa completamente diverso da quello che hanno visto.